La rivoluzione dei tornelli? Per gli altri studenti (la maggioranza) è infantile

Loro, quelli che si scontrano con la polizia, non sono nemmeno mille. Gli studenti iscritti all’ateneo sono 80.000. Le proteste del Collettivo autonomo dell’università (Cua) di Bologna non può certo definirsi rappresentativa degli umori e delle aspirazioni degli studenti. Eppure oggi saranno ancora in corteo contro i tornelli. Una riedizione delle barricate del 1977? Ma neanche per sogno, afferma il professore emerito dell’Università di Bologna Marzio Barbagli: “Io nel 1977 c’ero – dice a Repubblica – allora gli studenti chiedevano una società senza classi, ora si battono contro i tornelli all’ingresso della biblioteca. Mi sembra patetico”.

Petizione online contro il collettivo 

E non è il solo a pensarla così visto che la petizione online di studenti che si dissociano dal collettivo Cua lanciata su Change.org ha già superato le 5000 firme. Intanto il Cua dalla sua pagina facebook attacca il questore Coccia e il rettore Ubertini e chiede la “liberazione” di “Giulia e Sara, fermate in via Zamboni mentre cercavano di rientrare nella loro Università”. Si tratta evidentemente di due dei tre manifestanti fermati dalla polizia.  “Ubertini sei tu il responsabile di questa vergogna, insieme al questore Coccia, andatevene” intima il Cua. 

Il problema tornelli non è sentito da tutti

Gli studenti che non hanno partecipato alla protesta e vivono ugualmente ogni giorno la vita d’Ateneo non sembrano avvertire con particolare enfasi il problema ‘tornelli’. “E’ una protesta inutile e infantile” – dice Francesca matricola di Lettere – tanto se sei iscritto all’università  hai un badge e se hai il badge, puoi entrare in biblioteca. Credo che le cose per cui protestare siano altre come la disoccupazione giovanile al 40%”. “Mi sembra la protesta di qualche fuoricorso parcheggiato a vita all’università che non ha altro di cui occuparsi” commenta infine Mara, studentessa di Storia.

E prende posizione anche il Pd di Bologna: “Quello che è accaduto in zona  universitaria, ed all’interno dell’Università, non è minimamente accettabile. Una città, una comunità composta da studenti e cittadini non può essere prigioniera di comportamenti violenti, ormai ripetuti,  al punto da vedere compromessi alcuni diritti fondamentali, come quello allo studio”.