La resa dei conti nei Radicali: Bonino cacciata. Anche la Radio cambierà

Bollata come “traditrice” e, quindi, espulsa dal partito e della storica sede di via di Torre Argentina. Finisce così la lunga storia di Emma Bonino nei Radicali, accusata di voler «battere il partito utilizzando i denari  e gli strumenti del partito». Con lei sono stati cacciati anche anche il segretario Marco Magi e l’ex presidente Marco Cappato. E, ancora, fuori anche le associazioni Luca Coscioni, Certi diritti e Non c’è pace senza giustizia

Lo scontro tra boniniani e pannelliani

I retroscena raccontano di una resa dei conti drammatica tra “boniniani” e “pannelliani”, fra i quali Rita Bernardini. Le due fazioni erano in rotta ormai da tempo, già da prima della morte di Pannella. Sullo sfondo ragioni economiche e politiche si intrecciano e si accavallano, lasciando la sensazione di una “guerra totale”, in cui non viene fatta salva neanche Radio Radicale, che cambierà i palinsesti in una ottica di «potenziamento della presenza del partito».

Le ragioni dell’espulsione

In una lettera che ha accompagnato i provvedimenti di espulsione, i pannelliani hanno spiegato che «bisogna mettere fine alla confusione». Bernardini e gli altri, fra i quali Maurizio Turco, presidente della Lista Pannella cui dal 1° marzo andrà la disponibilità della sede, hanno sottolineato come gli obiettivi politici siano ormai distanti. Loro rivendicano le battaglie per il “diritto umano alla conoscenza”, la “giustizia giusta”, e gli Stati Uniti d’Europa. Gli altri, invece, puntano sul superamento della Bossi-Fini, sulla riforma del Welfare, sulla regolamentazione della prostituzione. Nella lettera si fa anche un riferimento diretto al congresso, spiegando che ci sarà «una redistribuzione degli spazi disponibili, tra la Lista, il partito e le sole associazioni impegnate nella realizzazione degli obiettivi congressuali». Quelli, si intende, indicati dalla mozione vincente.

Emma Bonino non commenta

Emma Bonino ha preferito non commentare. Riccardo Magi, invece, al Corriere della sera ha spiegato che «provo una tristezza profonda. Trattano come una proprietà privata quello che è il frutto di battaglie di anni portate avanti da tutti noi. Ci accusano di tradimento, con la favola di dichiararsi “mendicanti”, solo per cacciarci e prendersi la “robba” (sic), la poca che c’è». «Trovo particolarmente grave – ha aggiunto Magi – la decisione sul palinsesto della radio. Tutto questo con Pannella non sarebbe successo».