La metà delle armi che circolano nel mondo arrivano da Stati Uniti e Russia

Negli ultimi cinque anni da Stati Uniti e Russia sono arrivate oltre la metà delle armi che circolano nel mondo, un periodo nel quale i trasferimenti nel settore bellico hanno raggiunto il loro livello più alto dalla fine della Guerra fredda. Emerge da un rapporto del Sipri, think tank con sede a Stoccolma, che ha diffuso oggi gli ultimi dati, dai quali emerge che le importazioni di armi sono cresciute principalmente in Asia e in Medio Oriente, dove i maggiori acquirenti sono stati rispettivamente India e Arabia Saudita, con una quota del 13 e dell’8% nel periodo tra il 2012 ed il 2016. Riad, in particolare, impegnata nella guerra in Yemen con i ribelli houthi sostenuti dall’Iran, ha triplicato le importazioni rispetto al quinquennio 2007-2011. Secondo l’International Peace Research Institute, Nuova Delhi ha acquistato il 68% del materiale bellico dalla Russia, il quintuplo di quello che è arrivato dagli Stati Uniti, mentre, per quanto riguarda l’Arabia Saudita, il regno ha importato armi soprattutto da Stati Uniti, quasi il 50%, e poi da Gran Bretagna e Spagna. Gli altri principali acquirenti di armi nel mondo sono Cina, Emirati Arabi Uniti e Algeria.

India e Arabia i maggiori acquirenti di armi

Ancora, dal rapporto emerge che la quota di armi acquistate da Asia e Oceania ammonta al 43% – con Vietnam, Indonesia e Filippine che hanno accresciuto la loro domanda di navi, caccia e sottomarini – mentre il Medio Oriente vale il 29%, quasi il doppio rispetto al periodo 2007-2011. “Negli ultimi cinque anni – ha commentato Pieter Wezeman, ricercatore del programma Armi e spese militari del Sipri – la maggior parte degli Stati del Medio Oriente si sono rivolti principalmente agli Stati Uniti ed all’Europa nel perseguimento di capacità militari avanzate”. La quota di esportazioni dagli Stati Uniti, che hanno venduto armi ad almeno 100 Paesi, è del 33%, mentre la Russia, che ha una quota di esportazioni del 23%, le ha vendute a 50 Paesi. Terzo esportatore, con il 6,2%, è la Cina, mentre la quota di importazioni in Europa è stata dell’11%, in calo rispetto al periodo precedente, a causa dei tagli nelle spese per la difesa.