La Germania si è fermata. E nei sondaggi la Merkel perde contro Schulz

Fubini A prima vista non sarebbe logico che la Germania torni politicamente contendibile ora. Mentre si avvicina alla fine il terzo mandato di Angela Merkel nella cancelleria, la Repubblica federale non era mai stata cosi in pace con se stessa, cosi prospera e vicina alla piena occupazione, cosi competitiva e, in apparenza, finanziariamente solida. Mai prima nella storia era stata riconosciuta da tutti gli europei come il solo vero Paese leader anche quando — come ieri — ripropone un sistema «a due velocità», si legge su “Il Corriere della Sera“.
 
Il sorpasso nei sondaggi di Schulz
 
Eppure i tedeschi non sembrano convinti. L’ultimo sondaggio mostra che, in un’elezione diretta, il candidato socialdemocratico Martin Schulz arriverebbe al 50%. La cancelliera sarebbe inchiodata al 34%: per la prima volta da io anni, non è il politico più popolare. Naturalmente in Germania si eleggono i partiti, non i candidati, e l’Unione cristiano-democratica e sociale di Merkel nei sondaggi viaggia sempre davanti ai socialdemocratici. Eppure anche 1º il vantaggio è sceso rapidamente da 16 a soli 6 punti (34% contro 28%). Né è possibile liquidare i dubbi sulla cancelliera semplicemente come una reazione contro l’accoglienza dei rifugiati, perché in questo Schulz è anche più determinato di lei. In parte conta senz’altro la personalità dello sfidante: da decenni al Parlamento europeo, in Germania Schulz è un uomo nuovo, duttile e scaltro, capace di costruire una narrazione attorno alla sua figura di ex giovane promessa del calcio che si rifugia nell’alcol quando un infortunio gli stronca la carriera. Quindi il riscatto e l’ascesa, da libraio di provincia a presidente dell’Europarlamento a Bruxelles.
 
In Germania non manca il malumore
 
Ma anche le storie più seducenti non gonfiano le vele di un candidato, se nel Paese manca un vento di malumore. E in Germania non manca. Perché se c’è qualcosa che sorprende nella più vasta ed efficiente economia d’Europa non sono i tassi di crescita attuali (1,9% nel 2019), ma ü fatto che non siano più alti. I dati dicono che nel motore della locomotiva d’Europa qualcosa non va come potrebbe, nelle condizioni apparentemente perfette di oggi. Il Paese vanta il tasso di partecipazione al lavoro più alto della sua storia; fra il 2011 e il 2015 ha ricevuto un flusso netto di 400 mila lavoratori giovani e istruiti dall’Europa del Sud e un altro milione dall’Europa centro (secondo l’agenzia statistica tedesca); gode di tassi sotto zero sul debito, nessun deficit e 300 miliardi di avanzo sull’estero ogni anno. Eppure, per certi aspetti, la Germania è fra le economie meno dinamiche: terzultima nell’area euro dopo Grecia e Italia per il tasso medio di crescita per abitante (0,51%) nei tré anni dal 2014, secondo i dati dell’Fmi. Austria, Belgio, Finlandia, Olanda e persino la Francia fanno meglio. In parte, una frenata è solo naturale.