Israele, la sinistra attacca Netanyahu per un incontro “segreto” con Kerry

Benyamin Netanyahu partecipò a un summit “segreto” con il re di Giordania Abdullah, il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi e l’allora segretario di Stato americano John Kerry il 21 febbraio 2016 per discutere di un piano di pace, nella città giordana di Aqaba. Lo ha rivelato il quotidiano Haaretz,
mettendo in fibrillazione la politica israeliana. Il leader dell’opposizione laburista Isaac Herzog ha poi confermato tutto: Netanyahu gli propose di entrare al governo come ministro degli Esteri sulla base di quel piano, ma le pressioni dell’ala destra dell’esecutivo mandarono tutto a monte. Secondo le indiscrezioni, al cuore del piano segreto c’era il congelamento di ogni costruzione all’esterno degli insediamenti, in cambio di un consenso arabo sulle costruzioni interne ai blocchi di insediamenti. Blocchi che Israele aspira a mantenere in futuro accordo di pace con due Stati.

Netanyahu non replica, ma il Likud lo difende

Intervenuto oggi alla Conferenza dei presidenti dell’associazioni ebraico-americane, in corso a Gerusalemme, Herzog ha confermato l’impianto della proposta di pace. E ha detto che ne discusse con Netanyahu a partire da marzo. A metà maggio i colloqui si ruppero perchè Netanyahu “rinnegò le intese di base che avevamo”, ha spiegato Herzog citato dai media israeliani. “La storia giudicherà Netanyahu su questo fallimento, sfortunatamente”, ha aggiunto. La notizia dell’incontro segreto con i leader egiziano e giordano è arrivata dopo che Netanyahu a Washington ha caldeggiato con il presidente americano Donald Trump il coinvolgimento nella pace dei Paesi arabi, che vedrebbero in Israele un alleato di fatto contro l’Iran. Ma se Herzog ha accusato Netanyahu di aver perso un’occasione storica, a destra c’è chi loda il suo atteggiamento. Il ministro per la sicurezza Interna Gilad Erdan, del partito Likud di Netanyahu, ha twitttato che il primo ministro “ha fatto bene a sollevare riserve sulla iniziativa araba dell’èra Obama-Kerry (se di èra si può parlare)”.