Iraq, i seguaci di al-Sadr scatenano l’inferno: almeno 7 morti e 300 feriti

Almeno sette morti e oltre 300 feriti durante gli scontri scoppiati a Baghdad tra forze di sicurezza e sostenitori dell’influente leader sciita iracheno, Moqtada
al-Sadr, scesi in piazza per il secondo giorno consecutivo contro la corruzione nel governo e per la riforma della commissione elettorale. Lo ha riferito l’emittente Rudaw, precisando che durante gli scontri, avvenuti nei pressi della Green Zone, l’area dove si trovano le ambasciate e le sedi delle istituzioni, la polizia ha sparato lacrimogeni e proiettili contro i manifestanti. Lo ha riferito il sindaco di Baghdad, Zekra Alwach, citata dall’emittente al-Arabiya. Il premier iracheno ha annunciato l’apertura di un’inchiesta mirata ad “identificare e perseguire” gli autori delle violenze dopo i gravi fatti di oggi a Baghdad. In una nota, al-Abadi ha anche sottolineato il diritto dei dimostranti “a manifestare pacificamente” e a vedere “garantita la propria sicurezza”.

Iraq, il numero delle vittime cresce di ora in ora

Dal canto suo, Sadr ha accusato il premier di essere “responsabile” di quanto accaduto. “Alcuni soggetti ignoti – ha dichiarato in un comunicato – hanno usato la forza in modo eccessivo contro dimostranti disarmati. E’ dovere delle Nazioni Unite e delle organizzazioni per i diritti umani intervenire velocemente per proteggere le vite dei manifestanti pacifici”. Insomma l’Iraq, a distanza di anni dalla “pacificazione” dell’Occidente, continua a essere insanguinato da attentati, rivolte, combattimenti tra fazioni e altro.