Iran-Usa: Trump non sottovaluti la potenza degli eredi di Ciro il grande

Dopo un periodo di relativa tranquillità, risale la tensione tra Iran e Stati Uniti, come ai tempi di Reagan e di Bush. La Difesa e l’intelligence degli Stati Uniti temono infatti che un eventuale inserimento del Corpo dei Guardiani della rivoluzione iraniani nella lista delle organizzazioni terroristiche metterebbe a rischio le truppe americane in Iraq, indebolirebbe la battaglia contro l‘Isis, mentre ridarebbe fiato ai “falchi” di Teheran. Lo scrive il Washington Post, citando alcune fonti dell’amministrazione, secondo cui avvertimenti in questo senso sono arrivati alla Casa Bianca, che sta lavorando ad un ordine esecutivo per inserire il Corpo dei Guardiani della rivoluzione e i Fratelli musulmani egiziani nella lista dei gruppi terroristici del dipartimento di Stato. Una fonte della Casa Bianca ha precisato che l’ordine è in realtà ancora in discussione e che lo si sta valutando nell’ambito del nuovo, duro approccio assunto dall’amministrazione Trump contro l’Iran, che nei giorni scorsi è già stato colpito da ulteriori sanzioni. “Non c’è nessuno che possa mettere in dubbio l’impegno del governo ad affrontare in toto la minaccia rappresentata dal terrorismo radicale islamico – ha detto in un briefing con i giornalisti Sean Spicer, portavoce della Casa Bianca, senza commentare nello specifico i timori che circondano la questione – Il primo passo è sapere e dichiarare chi è il nemico”.

L’Iran è una spaventosa potenza militare

Quella dell’Iran è sempre stata una brutta carta per gli Usa. L’Iran infatti è attualmente considerata dalle intelligence di tutto il mondo come la principale potenza del Medio Oriente, eccettuata forse Israele. Certo, in una guerra convenzionale, gli Stati Uniti sarebbero indiscutibilmente superiori, ma le difficoltà verrebbero se Washington decidesse di attaccare Teheran sul suo territorio. Siamo di fronte a una nazione di 80 milioni di abitanti, con un esercito che potrebbe arrivare anche a due milioni di richiamati, e tutti, in virtù della teocrazia che governa il Paese, determinati e decisi, come si vide nella guerra contro l’Iraq. Non sarebbe facile per gli americani avere ragione di loro, come non lo sarebbe stato se avessero deciso di attaccare la Serbia in terra. E infatti non lo fecero. Per intenderci, non sarebbe una passeggiata come la seconda invasione dell’Iraq. Gli iraniani resisterebbero fino all’ultima cartuccia, e neanche allora è detto che gli Usa avrebbero partita vinta, come non l’hanno avuta in Iraq e in Afghanistan (per non parlare della Somalia o della Libia).

Ecco le armi di Teheran

Ecco una breve scheda degli armamenti iraniani, secondo le fonti di intelligence più recenti. L’Aeronautica dispone di circa  80 caccia F-14 e MiG C9, 110 multiruolo (Phantom, Mirage, F1, F.7 cinese), 20 SU.24 bombardieri Sukhoi, 6 SU, 25 Attacco Sukhoi 25; che non starebbero certo fermi mentre gli americani si avvicinano al loro Paese. Poi ci sono almeno 40 Hercules da trasporto. Per quanto riguarda gli elicotteri, l’Iran possiede 40 Cobra Usa,, 47 Mi 17 russi, 50 Augusta Bell, molto efficaci e maneggevoli. Come si ricorderà, parte dei velivoli furono portati nel 1991 dagli iracheni per sfuggire ai bombardamenti. Di tutto rispetto anche le forze navali: ci sono tre sottomarini classe Kilo (venduti dalla Russia), 5 fregate, 24 motovedette lanciamissili e un numero sconosciuto di mezzi d’assalto e sottomarini tascabili. L’Esercito è formato da almeno 325.000 uomini, 1.550 carri armati, 1.100 mezzi blindati per la fanteria, 2.000 cannoni. A questi si devono aggiungere i 125mila Guardie della rivoluzione (Pasdaran) e altri 125mila uomini di cui 100.000 Forze terrestri e 25.000 per impieghi navali. Poi ci sono i Basij, ossia le cosiddette Forze di resistenza di mobilitazione, che sono 40.000 in servizio permanente,  oltre un milione in caso di mobilitazione. L’Iran, in passato – ma anche ora in parte – dipendente dai suoi fornitori Russia, Cina, Corea del Nord, oggi dispone anche di propria industria bellica, decisamente vasta, in grado di produrre dalle armi leggere ai velivoli da combattimento. Per questo Trump e il Pentagono devono valutare con grande attenzione la questione, per non compiere lo stesso errore compiuto in altri teatri operativi.