Il Vernacoliere sbatte in copertina la scissione Pd: uno psicodramma tutto da ridere

La direzione del Pd deve ancora decretare la sua sentenza politica (o almeno rivelare l’ultimo atto dello psicodramma politico-partitico in corso): nel frattempo, però, la scissione dem imminente anima le scommesse dei bookmakers e domina in copertina su Il Vernacoliere: a dimostrazione che il confine tra dramma e farsa è davvero labile. Specie in queste ore al Largo del Nazareno.

Il Vernacoliere esce con la scissione Pd in copertina

Tant’è: fatto sta che per il mensile satirico livornese la contrappoisizione tra frondisti e base del Pd, la lotta tra eretici e ortodossi del verbo progressista è diventata «materia ghiotta». Parola del suo direttore Mario Cardinali che, fornendo anticipazioni e indiscrezioni sul numero in uscita ha annunciato: la vicenda sarà «sulla copertina e sulla locandina, con più di un titolo e relativi pezzi». E se è rigoroso top secret su almeno uno dei titoli in tipografia – che per tradizione la redazione del mensile non rivela sino all’arrivo in edicola, in questo caso previsto nei primissimi giorni di marzo – il segreto su copertina e locandina è simpaticamente violato e smorza la tensione (almeno quella dei fans della storica pubblicazione satirica) procrastinata di rincio in rincio. Di accusa in accusa. Di recriminazione in recriminazione e, non utlimo, di direzione in direzione.

Livorno, ancora la centro di una scissione a sinistra…

«Tratteremo il tema della scissione dandogli ampio spazio, ovviamente in modo satirico, quindi con il pessimismo proprio della satira, che è un invito a ragionare. Sulle grandi vicende politiche interveniamo sempre, che riguardino la sinistra o meno», ha aggiunto allora Cardinali, ma in questo caso è ovvio che c’è un’attenzione in più, non foss’altro che per lo specifico livornese in materia di scissioni a sinistra: nel 1921, infatti, proprio nel capoluogo toscano, in occasione del XVII Congresso del Partito Socialista Italiano, si consumò la scissione cha diede vita al Partito Comunista d’Italia. Poi, in linea con lo stile ironico del prodotto editoriale che dirige, quando si chiede a Cardinali di spogliarsi dei panni di direttore del Vernacoliere e di dire cosa ne pensa della scissione, lui risponde serafico (e tra il serio e il faceto): «Più che a me sarebbe da chiedere a chi è stato sfrattato, a chi è stato licenziato, a chi è fallito…»…