Il Papa a Roma Tre: siamo in guerra, troppa violenza nelle città

C’è troppa violenza nelle nostre città. Ma anche nel linguaggio. Non si parla più: si grida, si insulta. La denuncia viene da papa Francesco, in visita agli studenti dell’Università Roma Tre. “Ho ascoltato le vostre domande, di cui vi sono grato. Le ho lette prima eh – esordisce – e ho riflettuto. Ho fatto un discorso che consegnerò al rettore per rispondere direttamente dal cuore. Mi piace di più rispondere spontaneamente”.

Il Pontefice parte dalla domanda della studentessa Giulia: “Tu hai parlato della violenza. Ma pensiamo al linguaggio; la tonalità del linguaggio è salita tanto: oggi si parla per strada, a casa, si grida. Si insulta con normalità. C’è anche la violenza nel parlare. Questa è una realtà che tutti viviamo. Se c’è qualcosa sulla strada, qualche problema, prima di domandare cosa è successo c’è un insulto, poi si chiede il perché. C’è aria di violenza anche nelle nostre città. Anche la fretta e la celerità della vita ci rende violenti a casa. Tante volte dimentichiamo di dare il buongiorno. Diamo saluti anonimi, la violenza è un processo che ci fa ogni volta più anonimi. Ti toglie il nome. E i nostri rapporti sono un po’ senza nome. Sì, è una persona con un nome ma io lo saluto come se fossi una cosa. Questo che noi vediamo cresce, cresce e diviene la violenza mondiale. Nessuno oggi può negare che stiamo in guerra e questa è una terza guerra mondiale. A pezzetti, ma c’è. Bisogna abbassare i toni, parlare meno e ascoltare di più”.

Il Pontefice parla anche delle possibili soluzioni: “Ci sono tante medicine contro la violenza. Prima di discutere, dialogare. Se tu pensi diversamente da me, dialoghiamo. Il dialogo avvicina: non solo le persone, i cuori. Col dialogo si fa l’amicizia sociale. Io prendo il giornale e vedo che questo insulta quello, in una società dove la politica si è abbassata tanto – e sto parlando della società mondiale – si perde il senso della costruzione sociale, della convivenza sociale ma questa si fa col dialogo. Dialogo e ascolto. Questo si vede quando ci sono discussioni. Nelle campagne elettorali in tivù, prima che l’altro finisca di parlare arriva già la risposta. Ma no! – consiglia il Papa – ascoltare bene prima e se non capisco ciò che mi vuoi dire chiedere spiegazioni”.

Il Papa invita alla “pazienza del dialogo perché dove non c’è dialogo c’è violenza”. E avverte: “Stiamo in guerra ma le guerre cominciano nel nostro cuore. Quando io non sono capace di aprirmi agli altri, di rispettare gli altri, di dialogare, lì comincia la guerra. Quando non c’è dialogo a casa, quando si grida anziché parlare, o quando siamo a tavola ognuno col suo telefonino sta parlando; è l’inizio della guerra dove non c’è il dialogo”.