Il Messaggero usa la foto di Acca Larenzia per parlare male del Msi

Sul Messaggero Roma c’è una rubrica chiamata Accadde oggi, in cui si rievocano apisodi avvenuti quel giorno nella capitale. Oggi c’è uno sconosciuto episodio avvenuto al quartiere Flaminio, in piazza Melozzo da Forlì, dove alcuni missini avrebbero aggredito militanti comunisti mentre affiggevano manifesti. Un attacchino ferito. A parte che la notizia non avrebbe alcun rilievo giornalistico, perché in quegli anni questo episodio è quanto di più tranquillo potesse accadere. Nei tempi in cui “uccidere un fascista non è reato” c’erano pestaggi, incendi, aggressioni, intimidazioni, bombe, omicidi politici di ragazzi, e non ci sembra che una banale lite per gli spazi di affissione possa essere seriamente considerata. Poi chi ha cominciato? Quali erano i termini della questione? Chi lo sa. E poi l’episodio è sconosciuto alle nostre aggiornate cronache. Ma non è questo il problema: il problema è che l’articolo in questione è stato illustrato, molto poco opportunamente, con un’immagine della sezione-martire del Movimento Sociale Italiano del Tuscolano, conosciuta mediaticamente come Acca Larenzia. Ci sembra una scelta sbagliata, e offensiva per i ragazzi e le famiglie che lì ad Acca Larenzia persero la vita il 7 gennaio 1978. Confondere un’efferata strage con un controverso, e forse mai avvenuto, episodio di affissioni, ci sembra grave, da un punto di vista politico e giornalistico.

Il Messaggero da sempre ostile al Msi

Se il Messaggero (ricordiamo bene il suo impegno per scagionare gli assassini di Potere Operaio del rogo di Primavalle) cerca notizie per Accadde oggi, gliene suggeriamo una per venerdì 24 febbraio prossimo: il quotidiano della capitale potrebbe raccontare che quella mattina, sempre nel 1970, il Movimento studentesco e la Fgci caricarono con caschi e bastoni, all’università La Sapienza, gli studenti del Fuan che stavano tenendo una pacifica assemblea a Giurisprudenza sui piani di studio. E di come l’allora rettore D’Avack fece chiudere la facoltà di Giurisprudenza, violando il diritto degli studenti di riunirsi in assemblea, ma non fece chiudere le facoltà vicine, tra cui Fisica, dal cui tetto gli estremisti di sinistra lanciarono sassi, bastoni, oggetti contudenti contro gli studenti di destra e contro la polizia chiamata dal rettore. Ci furono due agenti feriti, quindi uno in più dell’episodio narrato dal Messaggero. Si potrebbe anche raccontare che gli studenti della sinistra subito dopo chiudessero i cancelli dell’università rovesciando diverse automobili per evitare che la polizia ricevesse rinforzi. Alla fine, quando la polizia identificò gli aggressori, si scoprì che tra gli studenti di sinistra c’erano operai e persone provenienti dal Nord Italia non iscritte ad alcun corso di studi… Due giorni dopo, il 26 febbraio, l’allora presidente del Fuan che osava agitare un tricolore, venne brutalmente percosso dalla polizia sino a perdere i sensi. Abbiamo anche la foto del pestaggio. Accadeva anche questo a Roma.

(Nella foto, un’attivista del Fuan travolta da una carica della Celere)