Il fascino del vinile colpisce ancora: escono i 45 giri delle hit di Sanremo

Estrarre il disco dalla copertina, soffiarci delicatamente sopra per rimuovere quel po’ di polvere residua e poi adagiarlo sul piatto: a quel punto toccherà alla puntina fare il resto, di solco in solco. Quanti di noi, indotti o costretti, ormai fa poca differenza, hanno rinunciato al rituale preparatorio all’ascolto di una collection appena uscita, di un brano d’epoca, di una raccolta di successi di ieri e di sempre? Quanti di noi hanno nostalgia per quella resa irresistibilmente imperfetta del vinile che, tra fuscii e suoni immancabilmente “sporchi”, introducevano a un modo di godere di un pezzo volutamente artigianale e retrò? Tanti davvero, a giudicare da indagini di settore e politiche aziendali che, tra tentazioni futuribili e ritorni al passato, in campo discografico virano sempre più spesso, anche se con iniziaitive spot, sulla strada imprenditoriale della ricomparsa sul mercato – non solo quello destinato ai collezionisti doc – del vinile e dell’ascolto così fascinosamente amatoriale…

Torna in auge il fascino vintage del disco in vinile

E allora non è un caso se, proprio in questi giorni in cui è di scena il Festival di Sanremo, una delle case discografiche che sul palco dell’Ariston vanta la partecipazione di diversi artisti in gara, sia anche la promotrice di un’iniziativa che – tra artigianali strizzatine d’occhi al passato e più prosaiche tentazioni imprenditoriali – segna il ritorno al disco, anche in versione 45 giri. Una novità di oggi e di domani, che ripertica un sempreverde di ieri e di sempre, che arriva  all’indomani dell’inaugurazione del Festival, quando testi, pentagrammi musicali e commenti critici delle canzoni presentate sul palco dell’Ariston non hanno rivelato segreti inediti o particolari novità. Come sempre accade, infatti, anche stavolta il battage pubblicitario di scena settimane prima della gara canore sanremese ha fatto scempio dell’effetto sorpresa. E allora, ai disincantati e fin troppo smaliziati appassionati di canzoni e di melodie non resta che puntare tutto su qualità e stile – retrò o rigorosamente cristallino – dell’interpretazione dell’ascolto. Non è un caso allora se, nell’era della digitalizzazione selvaggia, le seduzioni vintage sembrano farla da padrone e condizionare il mercato: compreso quello discografico. E così, quella che a prima vista potrebbe apparire come la schizofrenica sintesi tra due mondi impossibili da intersecare – quello adolescenziale maniaco di tablet e smatphone da cui tuffarsi nel mare delle playlist e scalare piattaforme streaming – ed uno più adulto, nostalgico del vinile, non sono se appassionato collezionista, nell’era dello sconfinamento internetico possibile dalla poltrona di casa nostra, la netta bipartizione tra esclusività e trend di massa va via ad affievolirsi, fino a sparire del tutto. 

Dal vinile allo streaming musicale. E ritorno

Tanto che recenti indagini sociologiche e di mercato hanno confermato anche nelle ultime ore come i giovani tra i 13 e i 24 anni siano consumatori di musica decisamente trasversali, capaci di passare senza soluzione di continuità dallo streaming di Spotify ai compact disc, passando per YouTube, senza per questo escludere dalle proprie scelte il vinile. E allora, come riportato in questi giorni dai media, «secondo Ipsos l’82 % dei giovani tra i 13 e 16 anni ascolta musica in streaming su piattaforme legali ma, allo stesso tempo, non disdegna il prodotto fisico». E allora, non è un caso se proprio in occasione di questa edizione del Festival appena inaugurata, è stata presentata una brillante ed innovativa operazione, dal gusto sapientemente vintage, realizzata dalla Warner Music, che ha visto la produzione di una tiratura limitata di singoli 45 giri in vinile dei propri artisti in gara al Festival e destinati ai fan più esigenti. La conferma che l’innovazione in atto nel settore, non è solo legata al canto delle sirene digitali e alle malie dello streaming, ma nuota in una mare trasversale dove, nella marea dell’offerta tecnologica, è ancora possibile ritrovare sulla cresta dell’onda dischi e sonorità dal fascino irresistibilmente retrò.