Il caso di Candice Wiggins, cestista Usa discriminata perché eterosessuale

Lo scandalo tutto nostrano del finanziamento pubblico a un’associazione gay per cui l’Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali del Dipartimento Pari opportunità è finito sotto accusa per aver assegnato un bando da 55.000 euro a un’associazione cui fanno riferimento diversi circoli, saune e centri massaggi dedicati al mondo omosessuale – soldi pubblici concessi, secondo quanto emerso dal racconto televisivo de Le Iene, a circoli teatro di orge e prostituzione – impossibile disconoscere quanto negato – per gusto dal paradosso – anche da Vittorio Sgarbi: i gay rischiano di diventare una categoria protetta. Ma quanto accaduto da noi e rivelato in questi giorni, è solo l’ultimo tassello che attesta a suon di episodi e denunce, come la cultura omosex – e tutte le sue possibili declinazioni gender – sia ormai quella dominante in termini di diritto al riconoscimento sociale, economico e, dato quanto stiamo per raccontare, anche sportivo. Già, perché a furia di stare attenti a non discriminare e a non offendere, a non emarginare e non pubblicizzare, è andata a finire che i diversi da tenere ai margini sono sempre più spesso gli eterosessuali, dichiarati o non fa poca differenza.

Il caso di Candice Wiggins, campionessa del basket

E così, dato che le nuove mode – e le loro immancabili aberrazioni – quasi sempre arrivano da oltreoceano, non stupisce che la protagonista di questa incredibile vicenda di conformismo al contrario sia una donna. Una stella della Wnba, l‘equivalente nel basket femminile dell’Nba. Una professionista dello sport, Candice Wiggins che dopo anni di trionfi e premi, e dopo aver militato per ben otto stagioni nella selezione più ambita dalle cultrici del basket a stelle e strisce, recentemente ha deciso di ritirarsi dalla competizione sportiva e dalla lotta alla discriminazione… al contrario. Quale? Ma quella che, come lei stessa ha tenuto a precisare, in «un mondo composto al 98% da donne omosessuali» ha praticamente ribaltato la situazione e trasformato la sua eterosessualità in una colpa. Una colpa da punire con l’esclusione – su più fronti – dal gruppo. E così Candice, dopo anni di angherie e di torti sul campo, e di molestie e offese negli spogliatoi, ha gettato la spugna.

Discriminata dalla lobby gay del basket femminile

E ora, appese al chiodo scarpe da ginnastica e divisa di ordinanza, la trentenne cestista di colore ha raccontato la propria storia al San Diego Union Tribune, descrivendo – e denunciando – una «cultura dominante molto conformista e assai dannosa». Come riportato dall’Ansa che in un riassuntivo servizio ha pubblicato stralci di questa incredibile intervista, l’atleta americana ha raccontato come «nulla nella Wnba sia stato come nei miei sogni – ha detto la Wiggins che, prima di diventare professionista, è stata una stella della Stanford University – ma tutto il contrario. Il messaggio che ricevevo era «noi sappiamo chi sei e tu devi sapere che non ci piaci». Una forma di eterofobia che però, ne siamo certi, in questo caso non farà urlare allo scandalo, non indignerà buona parte dell’opinione pubblica, non farà invocare il ricorso a determinate letture nelle scuole, non scatenerà campagne politiche o movimenti di intellettuali pronti a scendere in piazza in nome del politically correct.. No, la cestista americana, e il torto da lei subito, non faranno notizia. Purtroppo.