I medici furiosi col ministro Madia: “Non conosce il mondo sanitario”

Medici furiosi con il ministro Marianna Madia: “La rapina a mano armata alle risorse accessorie del contratto nazionale di lavoro della dirigenza medica e sanitaria tentata – e sventata dalle organizzazioni sindacali – con il decreto Milleproroghe, è riuscita con destrezza attraverso il decreto sul pubblico impiego che continua uno scippo in atto da sette anni. Minando così sia il rinnovo del contratto che l’attuazione dell’art. 22 del Patto della Salute, e mettendo in secondo piano anche il dato positivo del riconoscimento legislativo di una vera area contrattuale per la dirigenza medica e sanitaria del Servizio sanitario nazionale“. Lo denuncia l’intersindacale dei medici e dei dirigenti sanitari, commentando il decreto Madia e facendo appello alle Commissioni parlamentari “per cancellare l’ennesima norma punitiva”. “In un testo criptico, che comunque non promette niente di buono per i medici, spicca l’impoverimento della dote contrattuale alla quale, negli anni di blocco, sono state sottratte, attraverso le leggi e la loro interpretazione di comodo, ingenti risorse per permettere alle Regioni di fare cassa con i soldi dei medici e dei dirigenti sanitari dipendenti del Servizio sanitario nazionale. Mentre scarso e incerto rimane il finanziamento destinato al rinnovo di un contratto scomparso dall’orizzonte da 8 anni, a dispetto della Corte Costituzionale”, si legge in una nota in cui i sindacati si fanno “interpreti della rabbia della grande maggioranza dei medici e dirigenti sanitari dipendenti del Ssn”.

 I medici: il decreto porta via risorse necessarie

“Per di più – sostengono i sindacati – si mantengono le norme che tolgono alle organizzazioni sindacali di categoria la possibilità di garantire la sicurezza delle cure e di intervenire a migliorare le condizioni del proprio lavoro, continuando a omologare nel calderone del pubblico impiego professionalità che operano in servizi e attività che hanno peculiarità e specificità tali da esigere un adeguato riconoscimento all’interno dei contratti di lavoro, anche in nome della funzione che svolgono a tutela della salute dei cittadini e a garanzia della esigibilità del loro diritto”. “Il ministro della Funzione pubblica – continuano i sindacati – si esibisce in un salto mortale quando annuncia trionfante la apertura della stagione contrattuale, e nello stesso tempo, dopo che la legge di Bilancio 2017 non ha consentito il recupero, nemmeno parziale, di quanto sottratto in passato, porta via una altra fetta delle risorse necessarie, non senza la premessa d’ufficio di volere valorizzare il merito. Una ricetta stantia cucinata fin dal 2010, nata da una scarsa conoscenza della complessità del mondo sanitario, frutto di un chiaro eccesso di delega, che dimostra quanto le istituzioni per prime abbiano a cuore il rispetto delle leggi”. “Dopo il taglio al Fondo sanitario nazionale, e alla tutela della salute dei cittadini, il taglio delle risorse che valorizzano il lavoro dei professionisti della sanità, oltre a condizionare pesantemente le prospettive di rinnovo del contratto nazionale, non potrà che alimentare la fuga dagli ospedali e la deriva della sanità pubblica”, concludono i medici di Anaao Assomed; Cimo; Aaroi-Emac; Fvm; Fesmed; Anpo; Ascoti; Fials medici.