Furto e ricettazione, un mercato nero nelle mani della criminalità straniera

C’è un sottobosco criminale che a Roma agisce senza sosta, appaltandosi sempre più in esclusiva affari loschi in mano a spregiudicata manodopera straniera. I grandi affari legati a furto e ricettazione, infatti, appaiono sempre più saldamente nelle mani di menti ed esecutori d’importazione, pronti a lucrare – dal vestiario alla gioielleria, fino alle ultime mode in materia di tecnologia – su tutto un po’.

Furto e ricettazione, un giro d’affari vasto e vario

Non è una caso allora se, ancora nelle ultime ore, a Roma 6 persone sono state denunciate dai carabinieri per ricettazione. Ingente per quantità e strabiliante per varietà il bottino, puntualmente pronto ad essere immesso sul mercato nero che, come la procedura vuole, dopo l’intervento dlele forze dell’ordine è diventata refurtiva recuperata e sottoposta a sequestro. Si tratta di 154 pezzi di articoli tra i più disparati tra cui anelli, orecchini, bracciali, spille e cornici in oro ed argento, 14 pc di varie marche e modelli, 22 smartphone di varie case, 15 macchine fotografiche, 50 orologi di valore. E, ancora, 10 penne griffate, 7 i pad, 49 sim nuove di vari gestori, 2 consolle, un ostensorio sacro, una brocca e due candelabri, oltre a numerosi capi di abbigliamento di varie griffe, nuovi con ancora i cartellini attaccati.      

Un sommerso illegale in mano alla criminalità d’importazione

Il sequestro è stato operato dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Centro, al  termine di alcuni servizi di controllo scattati in tutta l’area del centro storico della capitale. Sei le persone denunciate nei diversi episodi con l’accusa di ricettazione: si tratta di un cittadino egiziano e di cinque algerini, di età compresa tra i 19 ed i 46 anni. Tutto il materiale rinvenuto dai carabinieri è stato sequestrato poiché ritenuto provento di furto e destinato al mercato nero. Proseguono intanto le indagini dei militari per risalire ai proprietari della refurtiva ritrovata, per poter magari riuscire a restituirla. E per una refurtiva ritrovata e riconsegnata ai legittimi proprietari chissà quante altre finiscono in un circuito nero, parallelo a quello legale, sommerso e irrintracciabile. Per un giro d’affari saldamente in mano alla criminalità straniera.