Franco Mugnai: “E dopo le foibe e l’esodo cedemmo un pezzo di patria”

Il Giorno del Ricordo fu istituito con legge del marzo 2004 allo scopo di conservare e preservare «la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». Fu principalmente la pressione di Alleanza Nazionale e in particolare di alcuni deputati come il triestino Roberto Menia e altri che spinsero il governo Berlusconi a sanare una profonda ferita della storia che aveva visto queste tragedie dimenticate e occultate dai vincitori. La Fondazione Alleanza Nazionale ha sempre partecipato e organizzato commemorazioni culturali e storiche in occasione di questa giornata. Abbiamo chiesto al senatore Franco Mugnai, attuale presidente della Fondazione Alleanza nazionale di illustrarci le attività dell’organismo da lui presieduto in occasione di questa triste ricorrenza.

La “controinformazione” della Fondazione AN

“Domani 10 febbraio – esordisce Franco Mugnai – sarò a Roma per un convegno organizzato dalla Fondazione in cui affronteremo e ricorderemo il dramma delle foibe e la tragedia vissuta da centinaia di migliaia di nostri connazionali, costretti da un giorno all’altro ad abbandonare tutto ciò che avevano e che le loro famiglie avevano laboriosamente costruito nell’arco dei secoli. Come Fondazione siamo sempre stati impegnati in manifestazioni ufficiali su questa drammatica vicenda, effettuando un’opera di capillare informazione, anzi controinformazione,  perché per decenni sia le foibe sia l’esodo erano stati volutamente dimenticati dalla classe politica italiana, per non dispiacere al Partito comunista e ai suoi alleati. Per decenni il popolo italiano non ha saputo nulla, questa pagina era stata strappata dai nostri libri di storia, come se non fosse mai avvenuta”.

Gli esuli erano come fantasmi

La Fondazione Alleanza Nazionale con la sua opera ha voluto e vuole ridare voce e dignità e fierezza a tutti coloro che dopo la guerra dovettero fuggire dal loro suolo natìo per affrontare un futuro incerto, e addirittura le decine di migliaia di profughi .- quelli profughi davvero – furono talvolta accolti con malcelata ostilità, proprio da quelle sinistre che oggi vogliono far entrare i clandestini a tutti i costi. Gli esuli furono accolti in campi profughi come fantasmi, ignorati da tutti, stranieri in casa loro: a costoro fu negata dall’establishment italiano la solidarietà e il riconoscimento dei diritti.

La mistificazione sistematica della verità

Ci una mistificazione sistematica a tutti iv livelli: a scuola non si insegnava questa vicenda, le istituzioni fingevano che non fosse mai avvenuta, i partiti,c con la lodevole eccezione del Movimento Sociale Italiano, che addirittura aveva istituito un settore apposito, negavano. Sì, perché a un certo punto si tentò persino, da sinistra, di addossare la responsabilità delle foibe ai governo tedesco e italiano, poi, visto che la menzogna non reggeva, iniziarono a dire che alla fine erano morti di serie B, perché erano fascisti. Ebbene, la storia ha dimostrato che erano italiani, solo italiani, a volte anche con idee politiche lontanissime dal fascismo. Ma tutti finirono, a migliaia, dentro le depressioni carsiche per opera dei comunisti titini. E laddove le foibe non c’erano, come ad esempio a Spalato, gli italiani venivano portati al largo con dei barconi e annegati dai partigiani jugoslavi.

I meriti della comunità Movimento Sociale Italiano

Come dicevo, solo il Msi li accolse con amore, solidarietà e comprensione: il partito organizzò raccolte di fondi e di beni da destinare ai profughi istriani, giuliani e dalmati; gli esponenti missini, da Michelini ad Almirante, si recarono spesso in visita nei campi, consci che la lezione che veniva dagli esuli sarebbe stata di insegnamento pe i nostri giovani, i quali non sapevano nulla di una delle più grandi tragedie di questo Paese. Da loro il popolo missino ha avuto esempio di italianità e di patriottismo, non saremo mai loro abbastanza grati.

E così, per pavidità e servilismo, cedemmo un pezzo di Patria

E dopo l’esodo, gli jugoslavi capeggiati da Tito, dettero inizio a una sistematica opera di deitalianizzazione di quelle terre. Terre che ancora oggi, andandoci, chiunque si accorge che sono italiane e lo saranno sempre. I nostro governi, col Trattato di Osimo, hanno ceduto una parte di patria. per pavidità e per servilismo. In questo siamo stati degli autentici campioni. Nei decenni successivi prima il Msi, poi Alleanza Nazionale, hanno iniziato un percorso, lento, faticoso, ma continuo e tenace, restituendo ai nostri connazionali la storia e la memoria di quei luoghi e di quei fatti. Grazie a tante persone siamo riusciti dapprima a far conoscere, negli anni Novanta e nel nuovo millennio, quelle vicende a un numero sempre maggiore di italiani, e poi, nel 2004 abbiamo istituito la legge sul Giorno del Ricordo, che fu celebrato per la prima volta, nella nostra più grande commozione, nel 2005. Ed è bello oggi per noi , ogni 10 febbraio, vedere e sentire e partecipare alle commemorazioni per i nostri fratelli uccisi, e pensare di avere un po’ inventato questa gioia.