Filippine, accusa choc a Duterte: «Guidava uno squadrone della morte»

Una nuova accusa si abbatte sul presidente delle Filippine Rodrigo Duterte. Ed è un colpo di scena dal sapore cinematografico, che contribuisce a fare del suo mandato una storia a metà tra thriller politico e Tropa de Elite, il film sugli squadroni della morte brasialiani che vinse l’Orso d’oro al festival di Berlino nel 2008. Duterte, infatti, viene ora accusato di essere stato a capo di uno squadrone della morte quando era sindaco di Davao, incarico che ha ricoperto per più di due decenni. 

Le accuse dell’ex poliziotto

Contro il presidente filippino arrivano le rivelazioni di Arthur Lascanas, un poliziotto in pensione, che avrebbe fatto parte del gruppo e che attribuisce a Duterte l’uccisione di molte persone, tra le quali un giornalista e una donna incinta. Lascanas ha mosso le sue accuse choc durante una conferenza stampa, alla quale era accompagnato da tre avvocati che si occupano di diritti umani. In lacrime, l’ex poliziotto ha elencato una serie di omicidi che sarebbero stati commessi a Davao per ordine di Duterte, sia nei confronti dei critici sia nei confronti di spacciatori, tossicodipendenti e piccoli criminali in genere. Il gruppo, ha aggiunto Lascanas, riceveva tra i 20mila (400 dollari) e i 100mila pesos per ogni omicidio.

Una nuova versione sullo squadrone della morte

Fra le vittime dello squadrone vi sarebbero stati anche due fratelli tossicodipendenti dell’ex poliziotto. «Ho ordinato l’uccisione dei miei due fratelli a causa della mia cieca fedeltà all’ex sindaco Duterte», ha sostenuto Lascanas, spiegando che ora «anche se muoio o vengo ucciso, io sono contento perché la mia promessa a Dio è quella di fare una confessione pubblica». Le dichiarazioni di Lascanas hanno destato una certa sorpresa perché, audito in Senato lo scorso ottobre sullo stesso argomento, l’ex agente negò di aver partecipato alle esecuzioni sommarie di Davao. 

Il portavoce di Duterte parla di «complotto politico»

Da parte sua Duterte nel corso degli anni ha mantenuto sempre un atteggiamento ambiguo rispetto all’esistenza di uno squadrone della morte a Davao e alla sua partecipazione a esecuzioni sommarie, ora confermando ora smentendo le circostanze. Di fronte alle accuse di Lascanas, invece, la smentita è stata netta. «Il killer Arthur Lascanas è parte di un’estensione di un complotto politico per distruggere il presidente e rovesciare il suo governo», ha detto il portavoce presidenziale, Martin Anadanar.