Ferrara: Mafia Capitale non era credibile, “Carminati sindaco”

Giuliano Ferrara da subito si era mostrato scettico, se non ostile, all’inchiesta Mafia Capitale e ora che la città di Roma esce “pulita” da quella spirale di intercettazioni “divulgate con coordinazione efferata”, l’elefantino si prende la sua rivincita con un titolo provocatorio della sua rubrica sul settimanale Tempi: “Carminati sindaco, altro che Mafia Capitale”.  E ricorda l’acquiescenza di tutti i media verso un teorema annunciato preventivamente a un’assemblea del Pd…

La mafia dei cravattari

Ferrara parla di sceneggiatura già vista: “L’indagine portava ovviamente su corruzioni, affiliazioni criminali varie, delinquenza e vanità dispiegate insieme, perdita di senso delle cose dette e loro disperante piattezza… ma la mafia no, la mafia vuole altro. Quella era la mafia dei cravattari”. 

“Carminati sindaco” anche se suona scandaloso

E allora? Allora, ecco che Ferrara passa dalla valutazione all’emozione: “Devo infine dire che i reati sono reati, e perseguirli è giusto, altro che, ma quando vedo a Testaccio, sotto casa, i camionacci putridi della cooperativa incriminata, che fanno il loro lavoro di raccolta dei rifiuti, che impegnano manodopera intimidita dagli eventi e umana nel fronteggiarli e commentarli in un chiacchiericcio di quartiere, e quando penso a Buzzi trattato come Riina, a Carminati e ai pasticci di sempre della destra romana dell’emarginazione e di Roma Nord, del mondo di mezzo, bè non so se sia legale o no, ma a me quei tipacci non stanno antipatici”. Suona “scandaloso”, ammette Ferrara, ma la battuta sentimentale viene spontanea, un “accidioso languore da Carminati sindaco” migliore del plebiscito dell’ignoranza che ci ha imposto il fenomeno “dell’onestà-tà-tà”.