Ermal Meta può vincere Sanremo. E non si fa strumentalizzare sui barconi

Con l’ apprezzata esibizione di una canzone splendida come Amara terra mia di Domenico Modugno, Ermal Meta si è aggiudicato il Premio Cover di Sanremo 2017. La scelta coraggiosa di un brano portato al successo da un fuoriclasse come Modugno è stata premiata. E del resto il coraggio non manca a a Ermal Meta che ha portato a Sanremo Vietato morire,  una canzone su un tema scomodo e delicato come le violenza domestica, una canzone dai toni dolorosamente autobiografici. Il testo, non a caso tra i più applauditi – pone al centro il dramma della violenza sulle donne e sui bambini su cui risuona come una pietra di dolore la frase «ricorda di disobbedire perché è vietato morire». Cantautore e compositore albanese naturalizzato italiano, Ermal Meta è uno degli autori più apprezzati. 

Con “Vietato morire” Ermal Meta in vetta alle classifiche

L’incipit di Vietato morire è un pugno alla stomaco: “Ricordo quegli occhi pieni di vita. E il tuo sorriso ferito dai pugni in faccia. Ricordo la notte con poche luci. Ma almeno là fuori non c’erano i lupi. Ricordo il primo giorno di scuola 29 bambini e la maestra Margherita. Tutti mi chiedevano in coro. Come mai avessi un occhio nero”: Meta non ha avuto remore nel mettere la sua vicenda personale in controluce in questo brano. «Molti si stupiscono che sia una canzone dura, ma scrivere è come vivere e la vita non è mai facile.  Non mi sarei accontentato di andare al Festival con una canzone qualsiasi: volevo portare questa, è la sola che ho presentato», ha dichiarato a Vanityfair, come è possibile leggere in un’anteprima dell’articolo che uscirà nei prossimi giorni. 

«Non sono venuto con i barconi»

“Non ho dimenticato l’istante In cui mi sono fatto grande.Per difenderti da quelle mani. Anche se portavo i pantaloncini”, recita ancora il testo.“Lei a 13 anni si è trasferito in Italia dall’Albania. Potrebbe anche diventare un simbolo di «integrazione felice», è la domanda di chi vorrebbe fare del cantante italo albanese un’icona dell’accoglienza. Anche in questa occasione Ermal Meta dimostra coraggio e anziché prendere al volo l’assist del “politicamente corretto, risponde con sincerità e senza retorica: «Non voglio esserlo! E poi dall’Albania ci sono venuto su un traghetto normale, con mamma e sorella, mica col barcone come ha scritto qualcuno. E in Italia sono stato accolto benissimo da tutti, sono stato molto fortunato».