E ora la mafia diventa materia di studio: al via i dottorati della Bocconi

Commentando l’operazione condotta all’alba di oggi dalla Polizia di Stato e dalla Dia di Trapani che ha arrestato sei persone – tra cui il reggente del mandamento mafioso di Alcamo, Ignazio Melodia, il Questore di Trapani Maurizio Agicola torna a parlare di volontà mafiosa di tornare a condizionare la politica. O meglio: il questore ha parlato espressamente di una «pervicace condotta mafiosa volta a condizionare il tessuto economico nonché a tentare di influenzare le locali realtà politico-amministrative, condotta resa ancor più pericolosa dalla levatura criminale dei personaggi coinvolti, in particolar modo del reggente il mandamento mafioso di Alcamo, Ignazio Melodia».

Mafia, al via i dottorati della Bocconi

Dunque, i tentacoli mafiosi tornano ad agitarsi: e contro il loro pericoloso dimenarsi si agisce non solo in mabito investigativo e giudiziario ma, anche, in campo universitario. Sono in rpcinto in partire, allora, i dottorati condotti da Nando dalla Chiesa su crimine organizzato, economia e corruzione. E allora, si parlerà di mafia e potere, Stato e democrazia. Ma anche di economia e corruzione: tutti argomenti caldi, anzi caldissimi. Il dottorato sulla criminalità organizzata è stato  inserito dal Ministero della Pubblica Istruzione tra quelli «innovativi» e «a carattere internazionale». In effetti il suo taglio sarà nuovo: è la prima iniziativa del genere in Italia. A condurre i corsi, da oggi all’università Bocconi di Milano, sarà Nando dalla Chiesa, docente di Sociologia della Criminalità  Organizzata presso la Facoltà di Scienze Politiche Economiche e  Sociali, che nel prestigioso ateneo insegna anche Organizzazioni Criminali Globali, Sociologia e Metodi di Educazione alla Legalità, Gestione e Comunicazione di Impresa. «Non sarà una batteria di lezioni frontali, come una super-università, ma un “sentiero” impegnativo e guidato: fatto di incontri, visite, viaggi e seminari», ha assicura Dalla Chiesa, che alla Bocconi dirige anche l’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata e la “Rivista di Studi e Ricerche sulla Criminalità Organizzata”. «L’idea è di offrire ai dottorandi la possibilità di conoscere, nei  primi due anni – il terzo sarà quasi totalmente dedicato alla ricerca e alle tesi – tutti i maggiori studiosi della tematica criminale: una trentina. Ad essi verrà chiesto di tenere ciascuno «la lezione della  loro vita» sull’argomento sul quale ritengono di aver portato nella loro vita il maggior contributo. L’incontro dei laureati avviene,  dunque, non solo con un insieme di conoscenze, ma anche con una biografia, una storia contestualizzata».

Allo studio dinamiche, storia ed evoluzioni del fenomeno criminale

«Un’esperienza, per me, straordinaria», ha quindi chiosato Dalla Chiesa. Insomma, per una volta, da far invidia agli atenei stranieri… Il fatto che l’università inizi a organizzarsi seriamente per studiare la mafia costituisce un passaggio storico sul piano scientifico-culturale. Vuol dire che la massima istituzione culturale del Paese si occupa di uno dei massimi problemi della storia nazionale. Di un fenomeno che ha condizionato la nostra vita politica e istituzionale, l’economia e la cultura, che ha minato l’autorità e la legittimità dello stesso Stato. Essere rimasta estranea a questa problematica per un secolo e mezzo è colpa grave dell’accademia, che da sola segnala l’inadeguatezza e la vetustà degli ordinamenti didattici e delle competenze scientifiche offerte al Paese».