È la chiacchera l’unica certezza di quest’Italia dove nessuno comanda (video)

Non sarà che siamo in crisi anche perché in Italia si chiacchiera troppo e si combina poco? Partiamo dalla testa: fino a poco tempo fa, il presidente della Repubblica parlava solo il 31 dicembre, in occasione del messaggio di fine anno, il governatore della Banca d’Italia il 31 ottobre, giornata del risparmio, e il Papa nelle feste comandate. Pensate ora a quante volte in una settimana li vedete affacciati in tv a parlar di tutto. Manca solo che diano tre numeri al lotto. E così, a scendere per li rami, gli onorevoli. Più la gente li schifa, più la tv li corteggia: questione di… “odiens“. L’odio che li circonda, infatti, cattura ascolti più di quanto non riesca alla cacca con le mosche. Al pubblico da casa piace vederli insultare dal conduttore o dal Crozza di turno. Ma gli onorevoli , si sa, sono pellacce. Per un pizzico di notorietà affronterebbero persino un leone nell’arena del Colosseo, figuriamoci se si fanno impressionare da quella di Giletti. Del resto, per parlare un posto vale l’altro. Se non dalla tv o dalla radio, lo fanno da facebook o da twitter con annunci tipo “stasera seguimi sul canale x #passaparola“. E la parola passa di follower in follower fino ad accatastarne una montagna degna dell’Himalaya. Insomma, l’Italia è una repubblica orale basata sulla chiacchiera. Chiunque sia appollaiato su un trespolo istituzionale, uno qualsiasi, si sente in dovere di dire la sua, un po’ come quei predicatori improvvisati di Hyde Park Corner a Londra. Obiettivo: diventare una star. Tito Boeri e Raffaele Cantone, rispettivamente presidente dell’Inps e dell‘Anac, mica parlano solo di pensione e di corruzione. Macché, discettano su tutto. Proprio come un pm che ha appena presentato il suo ultimo libro in un convegno e in procinto di correre in tv per annunciare il prossimo. Una faticaccia. Ma perché scandalizzarsi? Anche nella Bibbia è scritto che in «in principio era il Verbo», cioè la Parola (di Dio). Vero, però poi nelle Scritture il Verbo si fa carne, cioè si materializza. Invece, nell’Italia dove nessuno comanda (Giuseppe De Rita dixit), le parole restano parole e i fatti sostano nell’anticamera delle intenzioni. E la politica? Un tempo fu pensiero e azione, mediazione e decisione, cultura e potere. Quella attuale, invece, è solo un surrogato a base di chiacchiera. Ormai sopravvive solo come purgante. In tutto simile al famoso confetto Falqui, persino nello slogan che lo reclamizzava ai tempi di Carosello: «Basta la parola».