Draghi stoppa i “falchi” della Merkel: «La Bce non ha favorito l’Italia»

Mario Draghi difende l’euro («è irrevocabile», ha scandito prima in italiano e poi in inglese), rivendica la giustezza delle decisioni di politica monetaria prese a dicembre dalla Bce da lui guidata e respinge con fermezza le critiche di chi lo accusa di aver privilegiato l’Italia nella gestione del Quantitative easing (Qe), cioè l’acquisto dei titoli del debito sovrano dei singoli Stati. Il presidente della Banca centrale europea lo fatto nel corso del suo intevento al Comitato Affari economici e monetari del Parlamento europeo.

Draghi: «L’euro è irrevocabile»

Draghi non si è limitato a mere enunciazioni di principio, ma ha inquadrato il suo ragionamento sull’euro nel più vasto ambito rappresrntato dal tema dell’integrazione europa. «Grazie alla moneta unica abbiamo creato legami che sono sopravvissuti alla peggiore crisi economica del dopoguerra», ha spiegato il presidente dell’Eurotower. A suo giudizio, l’euro «ha rappresentato un notevole rafforzamento dell’impegno politico che ci ha tenuto insieme per 60 anni, anche se – ha ammesso – oggi è facile sottovalutare questo impegno». Anche se ufficialmente non ha voluto commentare, la rivendicazione dell’euro da parte di Draghi sembrano replicare indirettamente alla cancelliera tedesca Angela Merkel, che in questi giorni non ha escluso la possibilità di un’Europa a doppia velocità, cioè con un euro differenziato.

Risposta alle critiche del tedesco Schäuble

Ma, soprattutto, suonano come confutazione delle critiche che gli sono state mosse dal  ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, circa un indebolimento della redditività del risparmio tedesco a causa delle politiche della Bce. «Le decisioni adottate dalla Banca centrale – ha ribadito Draghi – erano quelle più giuste nell’attuale contesto economico» . Capitolo Qe: la Bce, ha precisato Draghi «non ha fatto nessuna disuguaglianza» nel trattamento dei singoli paesi, quindi neanche a favore dell’Italia. Ha invece ribadito che la Bce resta «vincolata a limiti di emissione e riflette le condizioni dei mercati». Non è mancata, nel corso dell’audizione, una risposta «preoccupata» alle misure protezionistiche annunciate dal neopresidente americano Donald Trump: «L’Unione europea – ha detto Draghi – è fondata sul libero scambio».