I dolori romani di Grillo: per colpa della Raggi l’ex comico non fa più ridere

Se è vero, come dicono i sondaggi, che oggi Virginia Raggi non arriverebbe neanche al ballottaggio, è di tutta evidenza che il divieto imposto da Beppe Grillo ai partecipanti del meeting-up (assemblea) romana di non parlar della “sindaca” nè di accennare ai suoi guai giudiziari, va letto in una chiave meno distratta e banale. Siamo infatti in presenza di una vera assurdità che avrebbe incenerito qualsiasi leader si fosse azzardato a mettere nero su bianco una simile bestialità. Il diktat dell’ex-comico è invece passato in cavalleria quasi si fosse limitato  a ricordare ai suoi iscritti l’esistenza di una linea politica concordata e non, come in realtà è avvenuto, si fosse allargato fino ad impartire un ordine che ne comprime la libertà di pensiero e di espressione ben al di fuori del perimetro delle regole interne. E ciò è politicamente tanto più grave alla luce del fatto che gli eletti del M5S si autodefiniscono “portavoce dei cittadini“. E cittadini sono anche coloro che animano i meet-up. E qui all’assurdo si aggiunge il ridicolo perché davvero non è chiaro quale “voce” si debba portare nelle istituzioni, il Campidoglio in questo caso, se poi a quella stessa voce si mette la mordacchia come è accaduto con la base romana, cui è stato vietato di parlare della loro “sindaca”, del fatto che è indagata, che è stata torchiata per otto ore dai pm, che nel corso di questo confronto le sono stati contestate delle polizze, di cui è beneficiaria, stipulate da un dipendente comunale cui nel giro di pochi mesi la stessa “sindaca” ha triplicato lo stipendio e con cui si incontrava sui tetti del Campidoglio. Altrove sarebbe venuto giù il mondo. Qui tutti zitti e a cuccia. Resta solo la curiosità di capire di che cosa, i cittadini del meet-up romano, abbiano discusso: se di sport, dei congiuntivi di Di Maio, delle scie chimiche o del costo del biglietto degli spettacoli di Grillo. Magari anche quest’ultimo argomento sarà stato tabù. Non foss’altro per non ammettere che per colpa dell’innominabile Raggi, l’ex-comico fattosi leader passi ormai più tempo a piangere che a tentare di far ridere.