Crollano le confessioni, Introvigne: alla Chiesa serve un maquillage

Fedeli in fuga dal confessionale e il “Padre mi assolva dai peccati” va in picchiata. Una debacle che va avanti «da mezzo secolo con punte drammatiche» nei giorni nostri, afferma il sociologo Massimo Introvigne, fondatore del Centro Studi sulle Nuove Religioni. «La diminuzione del numero di persone che si confessano è una freccia verso il basso che non si è più fermata da cinquant’anni – osserva il sociologo – Quello che nel 2013 ribattezzai come “effetto Francesco” esiste ma non è diffuso ovunque. Se infatti una metà di parroci interpellati all’epoca aveva riscontrato un aumento delle confessioni, l’altra metà aveva dato giudizio opposto. Il punto è che esistono bravi confessori ma questi non sono la maggioranza».

Introvigne: il prete non deve essere un “bastonatore”

L’allontanamento dal confessionale, spiega Introvigne, è un fenomeno che chiama in causa in particolare il mondo occidentale: «In Occidente la stragrande maggioranza di fedeli non si confessa in assoluto. Il Papa ricorda sempre che la confessione è fondamentale per la vita dei
cristiani e dice con altrettanta frequenza che il prete in confessionale non deve essere un “bastonatore”. Serve un maquillage, occorrono maestri dell’accompagnamento alla vita e su questo aspetto c’è da lavorare parecchio». Il sociologo, che studia le altre confessioni, racconta un esempio che ha del paradossale ma che rappresenta bene lo stato delle cose: «Nella Chiesa di Scientology si fanno colloqui che somigliano molto alle confessioni. Si paga per accedere a questi colloqui, eppure c’è sempre la coda. La confessione nelle nostre chiese è gratuita, eppure c’è il deserto. In realtà, se la confessione fosse un colloquio aperto ed affettuoso, probabilmente avrebbe più appeal presso i fedeli».

La chiesa ha bisogno di un maquillage

Incalza Introvigne: «Il Papa ha un compito immenso: la confessione fa parte del dna della Chiesa ma ha bisogno di un maquillage. La gente in Occidente non si confessa più perché in pochi vanno a messa e perché si tratta di rappresentare la confessione in modo più affascinate». Introvigne, che va spesso negli Usa e quindi conosce da vicino anche la situazione americana, racconta che ci sono preti che confessano fedeli anche solo «una o due volte all’anno». Nonostante il quadro poco confortante, il fondatore del Cesnur non crede ai processi inevitabili: «Non parliamo di un tuffo nell’abisso. Per risalire bisogna dare qualche bracciata. Che poi è l’invito costante del Papa quando invita i confessori ad essere delicati e paterni» per non fare vivere, a chi sceglie di riavvicinarsi a Dio attraverso il sacramento della riconciliazione, un’esperienza simile ad una “sala di tortura”.