Crisi a San Pietro Lametino, il paese dove la metà degli abitanti sono rom

Striscia la notizia si sta occupando da alcune settimane della situazione dei rom a Lamezia Terme, grossa provincia calabrese dove le tensioni sono acuite anche dalla carenza di lavoro e dal degrado. Ieri è toccato a San Pietro Lametino, una piccolissima frazione del comune di Lamezia Terme, dove la situazione è resa difficilissima dall’insediamento di alcune famiglie rom, inizialmente 5, ora oltre 20, nelle case popolari dell’Aterp precedentemente occupate da italiani. Purtroppo Striscia la notizia ha mandato sul luogo la loro inviata maghrebina, che non perde occasione di difendere i rom, sostenendo che sarebbero chiusi in un ghetto: addirittura. Le cose stanno ben diversamente da come raccontate: intanto quella zona fu bonificata durante il fascismo e resa fertile, tanto è vero che si chiamò sino agli anni Cinquanta San Pietro del Littorio. Si previdero anche industrie, che però dopo la guerra furono chiuse, riducendo sul lastrico gli italiani che vi lavoravano. Vi è poi in località Scordovillo quello che forse è il più grande insediamento rom di tutta l’Italia. A pochi chilometri, in località Zampa di Cavallo, c’è un altro un grande quartiere di case popolari, dove abitavano calabresi, nelle quali qualche anno fa il sindaco di Lamezia Terme ha insediato cinque famiglie rom. Rom provenienti dall’Est Europa, ma che circa mezzo secolo fa furono italianizzati d’ufficio, consentendo loro di acquisire gli stessi diritti degli italiani. La stessa situazione si è ripetuta a San Pietro di Lametino, dove ieri è andata Striscia la notizia.

L’allarme del parroco di San Pietro Lametino

L’insediamento dei rom ha creato ovviamente frizioni con gli abitanti, per non parlare degli incendi di rifiuti, immondizia sparsa ovunque, porte sfondate, auto rubate, furti in casa, vetri rotti e quant’altro, per non parlare della sistematica distruzione delle case popolari che, a questo punto, a quanto pare neanche l’istituto preposto manutiene più. Anche se c’è un accordo tra Aterp e Poste italiane (comproprietarie degli immobili) per iniziare a primavera una ristrutturazione. Ma sono in pochi a crederci. Nel corso degli anni questo ha spinto i calabresi ad andarsene ed abbandonare le case, che sono state a loro volta occupate da altre famiglie rom. Secondo il parroco del paese, Attilio Russo, la cui casa è stata visitata da ignoti ladri mentre lui celebrava la messa, ormai ci sono 100, 150 rom, forse di più, fronte di una popolazione di neanche 300 abitanti, con il risultato che la situazione è ormai insostenibile. Lo Stato è assente, lo stesso parroco – da noi contattato – si è recato a parlare con prefetto, procuratore, forze dell’ordine, ma nessuno finora ha preso iniziative concrete. Secondo il parroco, che ha cercato e sta cercando di instaurare un rapporto con i rom, che però si fanno vedere in chiesa solo per battesimi e funerali, la tensione è altissima: “Si devono evitare situazioni di questo genere: a fronte di pochi rom che lavoravano regolarmente, ve ne sono moltissimi che non lavorano. Le autorità dovrebbero sì inserire le famiglie rom, ma in numero limitato, per evitare che accada quello che sta accadendo”. Inoltre, sostiene sempre il parroco, bisognerebbe effettuare controlli su queste famiglie. Insomma, non se ne può più: si attende che la situazione esploda prima di intervenire?

(foto dal sito di Striscia la Notizia)