Concorsi vietati agli obiettori: a Rovigo escluso chi non pratica la fecondazione

Come al San Camillo di Roma, anche a Rovigo qualcuno ha pensato bene di organizzare dei concorsi che tengono fuori gli obiettori di coscienza, stavolta non per ginecologi “abortisti” ma in favore solo dei biologi che praticano la fecondazione assistita. Nella cittadina veneta, infatti, il criterio di selezione ha riguardato i biologi assunti per il Centro di procreazione assistita dell’Ausl 5 polesana, messo in difficoltà dalla scelta di due biologi di appellarsi all’obiezione di coscienza, con disagi – secondo l’azienda – per le 150 coppie seguite in quel momento e per le 320 in attesa. L’azienda sanitaria è stata così costretta a cercare un altro biologo specificando nel bando di selezione – realizzato a novembre 2016 dall’Ulss 18 di Rovigo, nome di parte della Ausl fino al 31 dicembre scorso – che l’obiezione rappresenta “giusta causa di recesso dell’Azienda in quanto la prestazione lavorativa diverrebbe oggettivamente inesigibile”. Una necessità, secondo l’azienda, che gestisce una struttura d’eccellenza nella cura dell’infertilità e nella procreazione assistita – l’ospedale San Luca di Trecenta – dove solo nel 2016 sono state assistite, solo con il pagamento del ticket, 220 coppie e sono nati 62 bambini.

«Quest’azienda – ha spiegato Antonio Compostella, Dg dell’azienda Ausl 5 polesana – ha avviato un percorso di crescita dei servizi di procreazione medicalmente assistita, molto richiesti all’interno della rete dei servizi veneti. Per garantirne la funzionalità, l’eccellenza e la precisione, dopo attenta valutazione della norma dal punto di vista dell’applicazione giuridico amministrativa, abbiamo ritenuto di inserire nel bando questo criterio per dare ai nostri utenti risposte concrete e un percorso funzionale e continuativo. I queste particolari procedure, infatti, la presenza del biologo, i tempi, le modalità e la sicurezza sono elementi fondamentali».