“Comunisti assassini!”: e 40 anni fa Alain Escoffier diventò torcia umana (video)

Quarant’anni fa, a Parigi, compiva il suo sacrificio estremo Alain Escoffier, un giovane rivoluzionario che si dette fuoco sui Champs-Elysées per protesta contro il comunismo. Se non fosse stato per la bellissima canzone della Compagnia dell’Anello questo martire in Italia sarebbe rimasto sconosciuto, grazie alla solita cortina del silenzio imposta dall’intellighentzia mediatica antifascista. In Francia l’episodio fece molto rumore, ma solo per pochi giorni. Oggi pochi ricordano quel timido impiegato di banca e il suo gesto. Venerdì 10 febbraio 1977 ci fu infatti l’ennesima dimostrazione anticomunista davanti all’ufficio di Aeroflot a Parigi, sugli Champs-Elysées, un luogo simbolo di Parigi e dell’intera Francia. Alla presenza di un imponente servizio di sicurezza, diverse centinaia di attivisti del partito Forces Nouvelles si erano riuniti pacificamente poco prima delle 15. Improvvisamente, in mezzo a slogan contro l’Urss e il comunismo, un giovane uomo in giacca e cravatta si staccò dalla folla. Portava in mano due taniche in plastica. Approfittando della disattenzione della polizia, è entrato nella hall dell’agenzia sovietica, ha avuto appena il tempo di spargere per terra e addosso a lui la benzina contenuta nelle taniche, e dopo aver urlato “comunisti assassini”, ha acceso. Immediatamente alcuni dipendenti dell’Aeroflot hanno cercato di aiutarlo utilizzando un estintore a polvere, ma invano. Gravemente ustionato, il giovane è stato ricoverato in ospedale Foch a Suresnes, dove è morto per le ferite riportate. Si chiamava Alain Escoffier, era sposato con una cittadina della Germania Est, che non vedeva da anni a causa del Muro di Berlino, lavorava in banca ed era un attivista di Forces Nouvelles. Padre di una figlia di sei anni, viveva in un appartamento di due stanze al nono piano del Residence des Acacias, un modesto alloggio in case popolari. Appassionato di musica e di fotografie, oltre che della politica, Alain Escoffier era un acceso nazionalista e anticomunista, probabilmente a causa del fatto che suo padre, coinvolto nella lotta per l’Algeria francese, fu internato con tanti altri patrioti al campo Saint-Maurice-l’Ardoise dal regime gollista.

Escoffier seguì l’esempio di Jan Palach

Escoffier non era uno squilibrato, come in modo infame lo dipinsero i giornali della sinistra francese, Liberation e l’Humanité. Era nato a Lione il 25 ottobre del 1949 e fin da giovane si avvicinò alle idee anticomuniste iscrivendosi al Parti des Forces Nouvelles, partito politico di estrema destra francese. Alain Escoffier decise di immolarsi col fuoco seguendo l’esempio del gesto estremo di Jan Palach durante la Primavera di Praga nel 1968 in segno di disperazione per l’invasione sovietica nella capitale cecoslovacca. Il motivo della sua protesta, coraggiosa e nobile, risiedeva nella sete di libertà e nel conseguente rifiuto del materialismo sovietico che opprimeva l’Europa dell’Est, nonché nella volontà di attirare l’attenzione sulle atrocità del comunismo e sulla divisione dell’Europa in due blocchi. Il 10 febbraio del 1977 era anche il trentesimo anniversario dei Trattati di Parigi. “Se muoio, sarà per le mie idee”, avrebbe detto a sua moglie qualche tempo prima. Dopo la sua morte, i suoi camerati organizzarono un comitato di solidarietà. Gli attivisti del movimento del PFN aderirono subito a questa iniziativa. Anche monsignor Ducaud-Bourget lanciò un accorato appello dalla sua parrocchia cattolica tradizionalista, seguito anche dalla maggior parte delle associazioni di rifugiati dai Paesi orientali. Comitati Alain Escoffierr sorsero in tutte le province: Lione, Marsiglia, Fréjus, Annecy, Saint-Etienne, Montpellier, Aix-en-Provence, Rouen, e oltre 4000 firme di solidarietà furono raccolte in pochi giorni. Il lunedì successivo al sacrifio, il 13 febbraio alcune decine di persone, solidali con Escoffier, ha voluto rendere omaggio al loro compagno caduto. Con un cartello che accomunava Escoffier a Jan Palach nel martirio, hanno deposto una corona prima di irrompere nei locali dell’agenzia sovietica. Dopo aver barricato la porta, hanno tentato di dare fuoco ai locali dell’Aeroflot e soprattutto al ritratto di Lenin, ma la polizia è riuscita a entrare sfondando una porta sul retro e ferendo tre dei manifestanti e arrestandone 13.

Ecco il testo della canzone della Compagnia dell’Anello Champs-Elisées:

Champs-Élysées, un grido smorzato, in piena Parigi un giovane è bruciato

Champs-Élysées, senti la Senna, canta in silenzio, ma non è pena

Cuore d’Europa, hai battuto un secondo, là in quella strada a Champs-Élysées

Cuore d’Europa a Champs-Élysées, rispondono in coro Roma e Bruxelles

«No, non è morto!»: dice la Senna, il Reno risponde: «Lo porto con me!»

Cantano le Alpi e insieme a noi gridano i fiordi: «È dentro di noi!»

I boschi dei monti, la Foresta Nera, sussurrano piano: «C’è ancora chi spera!»

A Praga muto nella piazza c’è Ján, sorride sereno, è vivo, è con me

Un nome, un cognome per l’Europa perché ora vive un eroe anche in Champs-Élysées!

Alain Escoffier!

Alain Escoffier!