Colloqui di Ginevra, all’Onu danno fastidio le vittorie di Assad sull’Isis?

A Ginevra i delegati del legittimo governo di Damasco e quelli della Coalizione delle forze dell’opposizione siriana protagoniste del fallito golpe armato, si sono seduti allo stesso tavolo, sotto la bandiera delle Nazioni Unite, durante il discorso inaugurale dell’inviato dell’Onu Staffan de Mistura. ”Vi chiedo di lavorare insieme. So che non è facile metter fine a questo orribile conflitto e mettere le fondamenta per un Paese pacifico, sovrano e unificato”, ha detto de Mistura ai delegati. Al termine del suo discorso, de Mistura ha stretto le mani ai delegati di regime e opposizione, che poi hanno lasciato la sala per proseguire nei colloqui. A Ginevra insomma sono ripresi i colloqui di pace inter-siriani sotto l’egida delle Nazioni Unite ma con poche speranze di progressi: il presidente siriano Bashar al-Assad è in una posizione di vantaggio dopo le vittorie dello scorso anno, prima su tutte quella ad Aleppo, mentre il fronte dei ribelli sembra sempre più spaccato e a Washington il nuovo piano a cui lavora l’Amministrazione Trump nel quadro della lotta all’Isis potrebbe comportare un significativo cambiamento, ossia potrebbe decidere di interrompere il rifornimento di armi e soldi agli estremisti islamici. Così dal round di colloqui di Ginevra, che riprendono dopo 10 mesi dall’ultima tornata, nessuno si aspetta grandi progressi. Una serie di fattori fanno pendere la bilancia dalla parte di Assad: Russia e Iran (alleati di Damasco) hanno lanciato un processo diplomatico parallelo insieme alla Turchia, che in passato non ha risparmiato forti accuse ad Assad, e intanto Donald Trump sembra meno preoccupato di Barack Obama di chiedere al leader siriano di lasciare il potere e nell’invocare la “transizione politica”. A questo si aggiungono le conquiste registrate lo scorso anno – dopo l’inizio nel 2015 dell’intervento militare russo – dalle forze e delle milizie fedeli al leader siriano, che oggi controllano le principali città del Paese. L’altro fronte, quello dei ribelli divisi in una miriade di fazioni, appare sempre più diviso e vulnerabile e a Ginevra non riesce a presentarsi con un’unica delegazione.

Siria, assurdo che Assad si debba dimettere

Infine, è considerata “assurda” la richiesta di dimissioni del presidente siriano Assad, avanzata dall’opposizione e dai suoi “alleati arabi e occidentali”. Lo ha affermato il rappresentante permanente della Russia presso l’Onu a Ginevra, Alexey Borodavkin, al termine di un incontro con il capo della delegazione del governo, Bashar Jaafari. “La delegazione del governo (siriano) è arrivata a Ginevra con istruzioni costruttive per ottenere progressi in questa tornata di colloqui”, ha chiarito Borodavkin, nel corso di un incontro con la stampa. “L’agenda di questa colloqui ancora non è pronta, da quello che ho capito finora”, ha aggiunto il diplomatico russo, auspicando che la riunione serva a compiere progressi sulla creazione di un governo di unità nazionale, sulla stesura di una nuova costituzione e sullo svolgimento di elezioni. Sul terreno, preoccupa la situazione nella provincia nordoccidentale di Idlib, roccaforte dei ribelli. Le fazioni sostenute da Usa, Arabia Saudita e Turchia hanno denunciato nelle ultime settimane un taglio agli aiuti, tanto che alcuni si sono alleati con gli jihadisti, mentre altri hanno scelto di abbandonare le armi sulla base di accordi locali di cessate il fuoco e “reintegrazione”. “Al-Qaeda ci sta divorando”, ha detto Zakaria Malahifji, ufficiale del gruppo ribelle Fastaqim (sostenuto dagli Usa di Obama) che si è unito ad Ahrar al-Sham. “È solo un’alleanza militare, per avere la protezione di al-Qaeda. A livello politico – ha concluso – non condividiamo le loro idee”.