Centrodestra, Salvini: «Se si votasse oggi, non sarei alleato con FI»

«Se si votasse stamattina noi non saremmo alleati» con Forza Italia. A dirlo è stato Matteo Salvini, sostenendo che si tratterebbe di una scelta di «serietà nei confronti degli elettori». «Se io dico, scrivo e combatto perché l’Italia torni ad avere una sua moneta e il controllo dei suoi confini, sia più indipendente da questa Ue che per noi è deleteria, come faccio ad allearmi con qualcuno che dice – ha sottolineato il leader del Carroccio – che l’euro non si tocca, che l’Europa non si tocca, “no però sull’immigrazione, Salvini, bisogna valutare, non esagerare”?».

Salvini: «Dico no al “dentro tutti” pur di vincere»

Intervistato da Rtl 102.5, Salvini ha quindi affermato che fare un cartello elettorale solo per andare al governo «non sarebbe serio», perché all’indomani del voto si porrebbero una serie di questioni di merito che renderebbero ingestibile quell’esperienza. «Se abbiamo le idee diverse su questi temi che facciamo? Tiriamo la monetina?», ha chiesto ancora Salvini, aggiungendo che «lo abbiamo già fatto in passato imbarcando i Cicchitto, i Casini, i Verdini, gli Alfano». «No – ha proseguito – non rifarei quello che facemmo in passato dove “dentro tutti” pur di vincere perché poi, per serietà nei confronti degli italiani, il giorno dopo inizio a litigare quindi non è utile». Dunque, «se votassimo oggi farei di tutto per vincere, ma potremmo anche perdere. Nella vita – ha chiosato il leader della Lega – si può anche perdere».

Dal Pd no al voto, ma il governo «si tiene con lo scotch»

Lo stesso Salvini, però, ha anche indirettamente ammesso che per ora il suo è un ragionamento accademico, perché, benché lui continui a sostenere la necessità di votare a giugno, non sembra che ve ne siano le condizioni, nonostante «il principale partito che sostiene il governo – per altro il quarto governo abusivo: Monti, Renzi, Letta, Gentiloni – si stia spaccando: già è un governo che sta insieme con lo scotch, andiamo a elezioni». «In un Paese normale, il governo si dimette e a giugno si va a votare. Invece, leggo che il Pd sta usando il calendario per i suoi comodi: faranno le primarie, il Congresso, poi le amministrative, poi le secondarie, poi, se avanza tempo, si vota, boh, nel 2035…», ha commentato Salvini, parlando dell’Italia come di «un Paese ostaggio delle cricche del Pd. Non è possibile, vogliamo andare a votare domani mattina».