Caporalato, morì di fatica nei campi di Andria. Sei arresti in Puglia

Sei persone hanno ricevuto un’ordinanza di custodia cautelare per reati riconducibili al caporalato.  E’ il risultato delle indagini della Procura di Trani per la morte della bracciante agricola Paola Clemente, avvenuta nelle campagne di Andria il 13 luglio 2015. Paola morì per la stanchezza, che aggravò la sua cardiopatia; per le ore e ore di fatica consumate ogni giorno per una paga giornaliera di 27 euro. 

L’operazione presenta un duplice profilo di novità: un salto di qualità nelle modalità investigative, che ha permesso di superare l’omertà che normalmente copre il fenomeno; l’emersione di una nuova, più moderna e, per certi versi, sorprendente forma di caporalato.

Paola Clemente – di San Giorgio Jonico, in provincia di Taranto – lavorava nei campi ed era addetta alla cosiddetta acinellatura dell’uva. Ogni notte si alzava e percorreva 300 chilometri per raggiungere Andria alle 5 e lavorare fino al primo pomeriggio sotto un sole cocente per circa due euro all’ora.

Sono finiti in carcere tre dipendenti di una Agenzia di lavoro interinale di Noicattaro, in provincia di Bari, il titolare della ditta addetta al trasporto delle braccianti agricole ed una donna che aveva il compito di controllare le lavoratrici nei campi.

Sono tutti residenti nel barese e nel tarantino. Attraverso lo scudo dell’Agenzia di Lavoro interinale, alle braccianti veniva assicurato un lavoro apparentemente regolare con contributi versati in relazione, però, ad un numero inferiore di giornate lavorative rispetto a quelle effettivamente svolte. Agli arresti domiciliari è stata sottoposta la moglie del titolare della ditta di trasporto che, risultando falsamente presente nei campi quale bracciante agricola, percepiva contributi pubblici indebiti per la disoccupazione agricola e la indennità di maternità e congedi.