Brunetta: caro Renzi, ti rinfresco la memoria. Ecco i tuoi dieci fallimenti

In vista della direzione del Pd, Renato Brunetta vuol ”rinfrescare la memoria al segretario Matteo Renzi“, con un meno dove sono elencati i “suoi dieci fallimenti a Palazzo Chigi: dalla riforma Boschi al Jobs Act, dalla riforma della scuola a quella della Pa: mille giorni di nulla, mille giorni persi per l’Italia”. Sulla pagina Facebook il capogruppo di Forza Italia alla Camera inizia la lista con la “schiforma costituzionale”, “bocciata (60 a 40) dal referendum del 4 dicembre scorso” e la ”legge elettorale (Italicum, quella che il mondo avrebbe dovuto invidiarci): caduta con la bocciatura della riforma costituzionale e con la sentenza della Corte del 25 gennaio 2017″.

Brunetta: dalla “schiforma” al “flop act”

L’esponente azzurro denuncia il ”Flop act”, 20 miliardi buttati senza creare buona occupazione, con disoccupazione al 12% e disoccupazione giovanile 40,1%”, l”Imbroglio 80 euro: 10 miliardi all’anno spesi lasciando consumi e crescita al palo” e attacca la ”cattiva scuola. 3 miliardi e 120.000 assunzioni hanno creato solo cao tra docenti, studenti e famiglie”. Dopo aver denunciato il caso delle banche con il fallimento di Banca Etruria, Brunetta arriva all’emergenza terremoto: ”Nonostante tre decreti, popolazioni abbandonate, confusione di ruoli, Protezione Civile smantellata. Fallimento a 360 gradi e ignobile strumentalizzazione nei confronti dell’Europa”. “La Commissione europea oggi certifica, se ancora ce ne fosse bisogno, il fallimento di tre anni di governo di irresponsabili. Parlerà di questo Renzi oggi nella direzione del Pd?”, chiede ancora Brunetta. “Renzi e Padoan falliti – accusa l’azzurro – secondo le stime che avevano fatto appena insediatisi al governo nel Def 2014, il primo con cui hanno cominciato a prendere in giro gli italiani, per il 2017 il debito doveva scendere al 125,1% del Pil e invece arriverà, stando ai dati resi noti oggi dalla Commissione europea, al 133,3% (8,2 punti di Pil in più, pari a oltre 130 miliardi). E il deficit doveva scendere allo 0,9% mentre veleggia sempre più verso il 3%, al 2,4%. Per poi aumentare ancora nel 2018 al 2,6%. E la crescita in Italia è la metà rispetto alla media dell’eurozona. Altro che conti in ordine”.