Assunzioni solo per i medici abortisti? Scatta la rivolta dei cattolici

“In un panorama sanitario nazionale che va sempre più in frantumi, nella regione Lazio si indicono concorsi e si stipulano contratti a tempo indeterminato per il ruolo sanitario, ponendo tra i requisiti concorsuali la clausola non obiettori, distintivo discriminatorio aggiuntivo assolutamente inaccettabile”. Ad affermarlo, in una nota, è Filippo Maria Boscia, presidente nazionale dell’Associazione medici cattolici italiani, che commenta la decisione di assumere al San Camillo di Roma 2 medici per garantire piena applicazione della legge 194. “L’associazione medici cattolici – aggiunge Boscia – apprezza il parere del ministro della Salute Beatrice Lorenzin che ha affermato che non è possibile reclutare personale sanitario con contratti a tempo indeterminato, ponendo il requisito non obiettore: modalità discriminatoria di reclutamento del personale, atteso che la legge prevede di cambiare idea nel corso della carriera lavorativa. È assolutamente intollerabile l’arroganza di politici e coordinatori sanitari e il pressapochismo violento con il quale irrompano nel mondo della salute”. “Il management sanitario e le organizzazioni non possono ottemperare le loro esigenze applicando clausole contrattuali di coercizione delle coscienze a tempo interminato, tra l’altro minacciando licenziamenti per inadempienze contrattuali e studiando bandi per selezioni blindate. Bandi studiati bene al fine di evitare che i medici una volta assunti possano diventare obiettori di coscienza. Nella dilagante disoccupazione medica e nella disperazione che affligge il mondo dei giovani medici disoccupati – ribadisce Boscia – questa discriminazione appare come una spinta inaccettabile ad appannare le coscienze e ad accettare contratti per bisogno economico di sopravvivenza”.

Salvini: il concorso per i medici è discriminante

I medici cattolici “di fronte a queste cosiddette assunzioni fidelizzate dirette a determinare le interruzioni di gravidanza, condannano tali atteggiamenti discriminatori nel reclutamento del personale, giudicandoli punitivi per la folta schiera dei medici in attesa di sistemazione lavorativa”. Anche la Cei entra in campo: per Don Carmine Arice, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei,  l’obiezione di coscienza è un diritto di natura costituzionale e la decisione snatura l’impianto della legge 194. Interventi anche da fuori regione: “Un Paese serio, invece di promuovere concorsi discriminanti come quello della regione Lazio, da bocciare, cerca di investire il massimo delle risorse per aiutare quelle donne, troppe, che ricorrono all’aborto per motivi economici”. Così il segretario della Lega Matteo Salvini. “Rispetto e difendo la libertà di scelta delle donne, lavoro per tornare a riempire le culle che, in Italia, non sono mai state così vuote”, conclude il leader della Lega. “No a concorsi pro-aborto, la Lombardia non seguirà la via del Lazio”. Parola di Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega Nord al Pirellone, e Fabio Rolfi, presidente della Commissione regionale Sanità esponente del Carroccio. Replicando al capogruppo regionale del Sel Chiara Cremonesi, che chiede al governatore Roberto Maroni di imitare il collega Nicola Zingaretti sull’iniziativa varata per l’ospedale San Camillo di Roma, Romeo e Rolfi fanno muro: “L’idea di fare un concorso riservato ai ginecologi non obiettori, seguendo le orme della Regione Lazio, ci vede fortemente contrari”.