Altri guai per il Pd: il governatore abruzzese D’Alfonso indagato per corruzione

Un’altra tegola cade sul Pd. Questa volta non viene dalla minoranza dissidente, ma dalla Procura della Repubblica dell’Aquila. Il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, è indagato per corruzione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio. Secondo quanto si è appreso, il governatore è coinvolto insieme a un’altra quindicina di persone tra funzionari e imprenditori per fatti relativi alla ricostruzione post-terremoto. In corso perquisizioni anche domiciliari in diverse città della regione, dopo quella negli uffici  di palazzo Silone. Oltre che dai Carabinieri, l’indagine è portata avanti anche dalla Polizia di Stato.

Candidatosi alla presidenza della Regione Abruzzo per il centrosinistra come vincitore delle primarie di coalizione, D’Alfonso è stato eletto il 26 maggio 2014 con il 46,3% dei voti contro il 29,26% dell’avversario del centrodestra Giovanni Chiodi.

Atti e documenti riguardanti la  ricostruzione di Palazzo Centi, sede della Presidenza della Regione  Abruzzo prima del sisma del 6 aprile 2009, in pieno centro storico a  L’Aquila, sono stati sequestrati stamani dai Carabinieri presso gli  Uffici della Giunta regionale a Palazzo Silone su disposizione della  Procura dell’Aquila.

L’ammontare dei lavori era di 13 milioni di euro e gli stessi  erano stati aggiudicati alla ditta Edil Costruzioni Generali Srl di  Isernia un ribasso del 35,017 per cento. All’appalto pubblico avevano  partecipato ben 29 grandi imprese edili.

Questa la dichiarazione di D’Alfonso dopo la diffusione della notizia circa il suo coinvolgimento nell’inchiesta. «Mi dichiaro totalmente estraneo alle vicende e auspico una loro rapidissima definizione». Questo lo stabiliranno i giudici. Ma è certo che si tratta dell’ennesima caduta d’immagine per il Pd.