Addio italiano: Trento, esame di maturità in cinese: “E’ la lingua del futuro”

Cinque anni fa avevano iniziato a canticchiare «liang zhi lahou bèi yùnxing sùdù gèng kuài». Tradotto alla lettera dal mandarino tradizionale sarebbe «duetigri-correvano-velocemente». La versione cinese di «Frà-Mar-ti-no-cam-pa-naro». Cinque anni dopo, 29 studenti della V A del liceo linguistico Sophie Scholl di Trento saranno i primi a sostenere l’esame di maturità in lingua cinese. I primi in Italia. Perché se la lingua cinese è la più parlata al mondo, in Italia la insegnano soltanto in 150 scuole. Maria Silva Boccardi la direttrice scolastica del liceo ne è giustamente orgogliosa: «Abbiamo iniziato 5 anni fa perché c’era molta richiesta dagli studenti. Fino ad allora c’era stata qualche sperimentazione al liceo Rosmini. Da noi lo studio del mandarino è diventato parte integrante del programma. E quest’anno ci saranno i primi maturandi», si legge su “la Stampa”.

Lo studio del mandarino è diventato parte integrante del programma

Visto da fuori il liceo Sophie Scholl, intitolato alla studentessa della «Rosa bianca» giu stiziata dai nazisti, è una scuola come tante. C’è la bandiera dell’Italia. Quella dell’Europa. Ma dentro le indicazioni sono multilingue. Pure in mandarino. Su 910 studenti iscritti quelli che hanno scelto di studiarlo come terza lingua sono 145. Mica pochi in una città come Trento che non arriva a 120 mila abitanti. Obbligatorio inglese e tedesco come in tutti i licei linguistici. Poi si può scegliere tra francese, spagnolo, russo e dal 2012 pure il mandarino. «Ci piacerebbe aprirci anche all’arabo. È un’altra lingua del futuro», scommette la direttrice che – non pare vero in tempi di buona scuola di nome più che di fatto – giura di avere un buon sostegno dall’amministrazione autonoma locale ma pure dal ministero. «Qualche anno fa c’è stato pure un incontro nazionale di tutte le scuole dove si insegna il cinese». Se gli insegnanti sono soddisfatti gli studenti non sono da meno. Roberto della V A è uno dei 29 che sosterranno la maturità: «La parte più difficile è la scrittura. Bisogna imparare gli ideogrammi. Se devo pensare a un Paese estero dove andare a lavorare penso alla Ciña. È un Paese con uno sviluppo impressionante. C’è posto per tutti». Martina, stessa classe, stesso zainetto carico di libri, il suo futuro lo vede fino alla maturità: «E’ la lingua del domani il mandarino. È quella più parlata al mondo e continuerà a diffondersi sempre di più. Al lavoro non ho ancora pensato. Magari qui Italia. Sono tante le aziende che hanno rapporti commerciali con la Cina». Per adesso sono tutti chini sui libri in attesa dell’esame.