Aborto e medici abortisti, Meloni: quel bando del San Camillo sostiene la «dittaura della morte»

Dopo la decisione di assumere al San Camillo di Roma, medici dedicati all’interruzione di gravidanza, lo spinoso tema  “aborto” torna a imperversare tra denunce e accuse, recriminazioni e giustificazioni assai poco convincenti. Tra le voci di protesta e di ferma accusa contro l’operato di Zingaretti, si è distinta quella di Fratelli d’Italia che, attraverso la sua leader Georgia Meloni, ha chiaramente messo all’indice la scelta del presidente di Regione e quello che significa e comporta in termini politici e pratici. «Assumere solo medici non obiettori all’ospedale San Camillo di Roma è illegale, anticostituzionale e viola in particolare la legge 194, che nasce per dissuadere e non per promuovere l’aborto. E prevedere inoltre il licenziamento per quei medici che una volta assunti non vorranno più praticare un’interruzione volontaria di gravidanza è una discriminazione inaccettabile», ha scritto su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che poi ha anche aggiunto:«Fratelli d’Italia si batterà in ogni sede contro questa mostruosità voluta dalla Regione Lazio e dal suo presidente Zingaretti; questo bando deve essere ritirato e annullato immediatamente. È terrificante che in Italia si faccia di tutto per garantire la libertà di abortire e allo stesso tempo si voglia vietare la libertà di rifiutare la pratica dell’aborto. È una dittatura della morte che combattiamo e non accetteremo mai».

Aborto e medici abortisti, le reazioni di Vaticano e politica al “caso San Camillo”

E alle parole di Giorgia Meloni fanno eco quelle di Francesco Storace (presidente del Movimento Nazionale per la Sovranità) che, dalle colonne del Il Gionale d’Italia, a sua volta sostiene: «Nicola Zingaretti è sempre più spudorato. E ieri, alla Pisana, ne abbiamo avuta l’ennesima conferma. Ma ora dovrà risponderne ai giudici perché nessuno ci potrà più chiedere di limitarci alla contesa politica: se si violano le norme la risposta la deve dare il magistrato. Soprattutto quando si lottizza la sanità, dove il governatore sforna nomine fregandosene di quello che è scritto nelle leggi e infischiandosene di sentenze della Corte dei conti e di indagini aperte su chi mette a capo delle aziende che dovrebbero tutelare la nostra salute«. Lo scrive su ‘Il Giornale d’Italia’, Francesco Storace, presidente del Movimento Nazionale per la Sovranità. E se in un’intervista a la Repubblica, il cardinale Camillo Ruini, presidente dei vescovi italiani dal 1991 al 2007, oggi presidente del comitato scientifico della Fondazione Joseph Ratzinger,concorda con don Carmine Arice – il direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Conferenza episcopale italiana – che ha dichiarato come «la decisione di assumere, attraverso concorso, al San Camillo di Roma, due medici dedicati all’interruzione di gravidanza, impedendo loro l’obiezione di coscienza, snatura l’impianto della 194 che non aveva l’obiettivo di indurre all’aborto ma prevenirlo», la presidente del Forum delle Associazioni Familiari del Lazio, Emma Ciccarelli affonda il colpo additando ulteriormente ruolo e argomenti del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. In merito al quale, senza troppi giri di parole, ha detto: «Non ci piace la scelta di Zingaretti di indire un bando esclusivo per soli medici non obiettori per l’Ospedale San Camillo di Roma. È lesivo di un diritto costituzionale e discriminante, oltre che essere una azione politica miope e di basso respiro». Lui, di contro, – sempre dalle colone de la Repubblica – si è debolemente difeso sostenendo: «Non c’è nessuna volontà di riproporre scontri ideologici su temi così delicati. L’importante è che i radicalismi non si impossessino di questi argomenti».