Ah, se ci fosse Pinuccio… 18 anni fa moriva Giuseppe Tatarella

«Ah, se ci fosse Pinuccio…». Sono diciotto anni che Tatarella è andato via da questo mondo, ma il vuoto che ha lasciato nella sua comunità politica non è stato ancora colmato. Magari fosse retorica. Purtroppo è costatazione di una bussola che continua a mancare. Ci divertiamo a dire che i cimiteri abbondano di “indispensabili”. Ed è vero che nessuno lo è, ma, cacchio, quel Pinuccio qualcosa di particolare la doveva avere se, morto lui, la destra italiana non ne ha imbroccata più una, tanto è vero che oggi oggi vive di stenti, spersa com’è in mille rivoli, ognuno privo di quel progetto che a lui piaceva definire soprattutto «arioso», cioè inclusivo, partecipato, vincente. La politica, che è forno della storia, come la storia, non si fa con i “se”. Ma poichè questo è un articolo di giornale, con il “se” ci giochiamo volentieri. E poi non era forse Pinuccio bipolarista convinto e ancor più strenuo assertore del maggioritario? E non siamo forse adesso nella stagione del tripolarismo e del rigurgito proporzionalista? Appunto. E allora il sempreverde «ah, se ci fosse Pinuccio…» è quasi obbligato. Già, se ci fosse, che farebbe? E chi lo sa. Di certo, la situazione sarebbe un rompicapo anche per il suo labirintico cervello. Quel che non farebbe, però, con qualche approssimazione possiamo pure provare ad immaginarlo. Per prima cosa lascerebbe in pace Berlusconi sulla data delle elezioni. Meglio avercelo alleato che nemico, il Cavaliere, avrebbe pensato. Tanto più che si va a votare in ordine sparso con una legge da Prima Repubblica a Prima Repubblica si finisce, con gli opposti centristi che governano sempre e i supposti estremisti che non governano mai. Bell’affare. E chi ce lo fa fare… È vero, il mondo è cambiato: gli inglesi hanno appena fatto bye bye all’Unione “sovietica” europea e l’americano Trump fa il piacione con il russo Putin. L’unica costante, purtroppo, è l’Italia inguaiata. Inguaiata come la destra: «Ah, se ci fosse Pinuccio…».