Vivendi, Piersilvio Berlusconi: subìto danno, niente accordi, finirà per vie legali

L’assalto di Vivendi a Mediaset? Finirà per vie legali. Parola di Piersilvio Berlusconi. Che ricolloca la vicenda in un alveo preciso: «Noi abbiamo subìto un danno enorme. Un danno economico per Fininvest. Un danno economico per Mediaset, non tanto per la mancata vendita, ma proprio per le attività di Premium». Di qui il ricorso alle vie legali «che però hanno i loro tempi».

La situazione «non è semplicissima», ammette l’Ad di Mediaset, perché Vivendi «non ha solo rotto un contratto negoziato per mesi, vincolante
e blindato, ma ci ha creato un danno enorme, che non è solo il non andare avanti con ciò che era previsto dal piano, ma anche un danno
reputazionale ed economico per Premium».

Piersilvio Berlusconi esclude che vi siano «negoziati in corso per vendere Mediaset Premium ad altri operatori, dopo la rottura dell’accordo con Vivendi: «Tra i vari danni che ci ha causato Vivendi c’è anche il fatto che cedere Premium ad altri soggetti sia più difficile» anche se «non impossibile». Ma, appunto, ha precisato, al momento «non ci sono negoziati in corso».

Dal suo punto di vista, Piersilvio sfoggia sicurezza: «vedendo le loro reazioni, come sono entrati in Mediaset, il fatto che si sono detti disposti a vendere quote in Telecom per rimanere in Mediaset, mi sembrano più preoccupati loro».

L’amministratore Delegato nega risolutamente che Fininvest abbia alcun interesse a una quota in Telecom Italia nell’ipotesi che Vivendi possa offrire alla famiglia Berlusconi una quota importante nella sua partecipata. E nega altresì che vi sia al momento qualche contatto «fra Vivendi e Finivest o tra Vivendi e Mediaset».

Fra Mediaset e il gruppo francese, scende nei dettagli Piersilvio Berlusconi, «non c’è stato nessun contatto tranne un mio incontro, avvenuto assolutamente solo per questioni di cortesia e di educazione, richiesto da De Puyfontaine», il suo omologo di Vivendi.

In quell’occasione «lui ha parlato di un accordo Tim-Vivendi-Mediaset a tre, con la grande preoccupazione di non far pensare che loro sono in controllo di Telecom – ha spiegato Pier Silvio Berlusconi – Un accordo che parte da una partecipazione» azionaria, che «anche se ci fosse, non è detto che ci interessi».