Verso il 28 gennaio. Meloni: «Io, sovranista da quando sono nata»

Intervista a tutto campo a Giorgia Meloni sul quotidiano La Verità diretto da Maurizio Belpietro. La manifestazione del 28 prossimo a Roma, il progetto, gli alleati, l’Euro, Trump, i punti caldi su cui Luca Telese ha insistito. L’esordio è scherzoso: “Onorevole Meloni, che fate, vi state «trumpizzando” Risata agrodolce:  «Mi conoscete: non copio nessun modello. Non sono esterofila. Non seguo le mode. Non ho mai avuto il mito americano. Però…».
«Le cose che Trump dice oggi con molta forza ed efficacia, con la risonanza di un leader mondiale, noi le diciamo da anni». Sollecitata sul tema della sovranità rivendicata, Giorgia Meloni risponde chiaro e tondo: il trumpismo? Sì, ma c’è molto di più in Europa e nel mondo. «Un vento impetuoso sta soffiando. Travolge antichi steccati, ridisegna confini. L’Occidente è l’epicentro del vortice». Quanto a noi, scandisce la leader di Fratelli d’Italia, «Noi siamo “sovranisti” da quando siamo nati! Combattiamo il ricatto della globalizzazione da anni». Da sempre. 

Meloni: «Lo scontro è tra élite e popolo»

«Sapete che mi dicono quando mi incontrano?»: “Giorgia! Io ho votato sinistra una vita, ora, quando ti sento, sono d’accordo. Quando sento Matteo Renzi so che non lo posso più votare. Che devo fare?”». Votarci naturalmente. Insomma, il senso politico è chiaro: «oggi il vero terreno di scontro politico non è quello tra destra e sinistra – spiega la leader di FdI-  oggi in tutto l’Occidente lo scontro è tra establishment e popolo. Tra elite e ceti impoveriti dalla crisi. Se il Pd sceglie i primi, noi stiamo con i secondi». Ancora: “Lei, Giorgia Meloni, ex ragazza missina, apre la caccia ai delusi di centro, destra e sinistra deideologizzati?” «Tutti noi del nuovo centrodestra, se abbandoniamo i vecchi obsoleti apparati ideologici per sintonizzarci con questa domanda di giustizia e identità nazionale, possiamo vincere». “Sia contro il Pd sia contro il MSS?”. «Certo. Rispetto al vento che soffia, nessuno dei due ha le carte in regola per batterci», risponde alla Verità. La manifestazione è aperta a tutti, «a tutta la galassia che fa riferimento al mondo del centrodestra. Dall’Idea di Quagliariello, ai liberali, ai Popolari per l’Italia, al Popolo del family day, senza dimenticare nessuno». E Verdini non c’è? «Chi? È matto?», risponde alla “provocazione”. E Alfano? «Chi governa con Renzi che c’entra con noi? Loro sono l’ala destra del centrosinistra. Giocano in un’altra squadra». Darà un dolore a Berlusconi? «Gli faccio un piacere semmai. Sono sicura sia d’accordo con me».

«La Streep non capisce niente di politica»

«Ci sentiamo dire ogni giorno di tutto: siamo omofobi, razzisti, xenofobi, siamo affiliati al Ku-Klux-Klan», dice la Meloni in un altro passaggio dell’intervista. La verità è che «gridano al mostro perché le loro idee sono deboli. È l’unico modo per provare a fermare il vento. In America non ha funzionato. Stavo guardando la tv la sera in cui Meryl Streep ha inscenato il suo comizio contro Trump: la Streep per me è un’attrice bravissima. Ma di politica non capisce nulla, vive un mondo ovattato lontano anni luce dai milioni di lavoratori che hanno votato Trump. In Italia tutto questo è già accaduto». Sull’euro è diretta: «La moneta unica blocca la possibilità di svalutare: così l’unico modo per recuperare competitività diventa demolire i salari. Allora è meglio svalutare la moneta». Il protezionismo può funzionare? «Io non ti dico “non puoi produrre”. Dico: “Se vuoi definire una macchina europea la devi produrre in Europa”. Funziona benissimo». 

 

«Sui temi dell’identità si può vincere»

Domanda: Lei vuole usare la frusta? «Voglio governare l’economia e non farmi governare da lei. E Trump con la Ford usa la frusta mentre Renzi elogia un certo manager canadese che paga le sue tasse in Svizzera, quelle della sua società a Londra, e che produce la Tipo in Turchia». Perché di Forza Italia parlerà proprio Toti?, le chiedeb Luca Telese:  «È il simbolo del nuovo centrodestra di governo. La prova che sui nostri temi di identità possiamo vincere e governare. Per questo quello di Roma è un palco che voglio condividere».