Uno bianca, e adesso Fabio Savi vuole pure pubblicare le sue memorie…

Stride più che mai, la richiesta di Fabio Savi, di vedersi pubblicare da un editore le sue memorie: le gesta, infatti, che lo hanno vistop protagonista insieme al resto dei compnenti della banda della Uno bianco, sono note a tutti, e riempiono pagine di sangue che hanno marchiato a caratteri di fuoco un capitolo doloroso della nostra storia recente.

Il memoriale di Fabio Savi

Una richiesta che stride, si diceva, più che mai in queste ore: come noto, infatti, il 4 gennaio 1991 la banda criminale – composta da poliziotti emiliano-romagnoli decisi a passare dall’altra parte della barricata a colpi di rapine e omicidi – inseguì e fece fuoco contro i componenti di una pattuglia dell’Arma dei carabinieri, Otello Stefanini, Andrea Moneta, Mauro Mitilini: non per fermarli e agevolare la fuga, o per ferirli, ma per uccidere. Un episodio tra i più cruenti che la cronaca nera di quegli anni ricordi e che, si sarebbe appreso poi nel corso degli anni e dei processi, sarebbe stato inserito in un più ampio e articolato contesto criminale. Un contesto che oggi, nell’anniversario dell’eccidio del Pilastro di Bologna, in cui i tre miltari vennero inseguiti e uccisi, torna drammaticamente d’attualità con l’inaccettabile richiesta. E la richiesta, come anticipato, è quella di vedersi pubblicare Ancora vivo. Fabio Savi, la mia storia con la Uno Bianca. Si intitolerebbe così, a quanto rivela Qn, il manoscritto del poliziotto killer condannato all’ergastolo perché ritenuto responsabile di aver provocato nelle sue azioni criminali – compiute a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta e insieme alla sua banda – 24 vittime e cento feriti.

Le richieste di Fabio Savi

Una richiesta che – dopo gli appelli al trasferimento in un altro istituto penitenziario rispetto al carcere cagliaritano di Uta, dove attualmente Savi è detenuto, e i vari scioperi della fame proclamati di recente – mira alla pubblicazione del suo manioscritto che – a quanto riporta il quotidiano – consta di «alcune centinaia di pagine, corpo evidente, un carattere lezioso da fumetto di seconda fascia che non s’addice alla cronaca nera» e che negli ultimi mesi è passato fra le mani di diversi editori, ricevendo un «no» dietro l’altro. Un memoriale che offende pagina dopo pagina la memoria delle vittime e i loro familiari, quanto la possibilità che possa venire pubblicato, e che lascia sgomenti come l’eventualità che il ricorso presentato da Savi alla Corte europea dei deritti dell’uomo per vedersi commutare la pena dall’ergastolo a trent’anni, possa venire accolta: in quel caso, infatti, l’ex componente della banda della Uno bianca potrebbe uscire nel giro di breve…