Un’altra promessa di Renzi andata a vuoto: lo Stato non ha pagato i fornitori

Aveva promesso mari e monti, Renzi. Aveva detto che lo Stato debitore avrebbe finalmente pagato i cittadini che vantavano il credito. Ma anche in questo caso nulla. Un bluff. L’ennesimo. Che lascia ancora a secco chi ha lavorato. I dati parlano chiaro: l’Italia resta maglia nera in Europa. Il pagamento del debito commerciale della Pubblica amministrazione nei confronti dei propri fornitori è un miraggio. Un debito di cui peraltro, come suggerisce un’analisi della Cgia di Mestre, ancora non si riescono a definire i contorni esatti.

Le cifre della Cgia di Mestre

Eppure, sono trascorsi quasi due anni dall’applicazione della fatturazione elettronica che, secondo le promesse del ministero dell’Economia, doveva consentire alla Pa di quantificare con precisione lo stock del debito. La Cgia si rifà alle cifre fornite dalla Banca d’Italia pur ricordando che «gli stessi ricercatori di via Nazionale affermano che il grado di incertezza del risultato a cui sono giunti non è per niente trascurabile». In base a queste valutazioni le aziende private – a fronte di forniture, manutenzioni o lavori fatturati alla Pa – vanterebbero crediti per 65 miliardi di euro. Di questi, 31 sarebbero di natura “fisiologica” e 34 da imputare ai ritardi nei pagamenti. Ma si tratta – aggiunge la Cgia – di «dati sicuramente sottodimensionati e riferiti ancora al 2015».

Manca persino la mappatura

«Nonostante i fornitori abbiano l’obbligo dall’inizio di aprile del 2015 di emettere alla Pa le fatture in via informatica – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – lo Stato non ha ancora una mappatura certa dei debiti a cui deve fare fronte. Certo, la lentezza nei pagamenti è dovuta in particolar modo a problemi di liquidità, ma quanti ne hanno le circa 873.000 imprese che lavorano per il pubblico che dopo aver eseguito una fornitura o una manutenzione devono aspettare anche 6 mesi prima di essere saldate?».