Una ricerca rivela: i soldi non danno la felicità ma fanno vivere di più

“E no, i soldi e no, che non fanno la felicità, immagina però, come può stare chi non li ha…”, cantava qualche anno da Luca Carboni, e forse non aveva tutti i torti. Ora una ricerca conferma che il denaro, se non rende più felici, sicuramente fa vivere di più e la povertà, al contrario, accorcia la vita. Lo sostiene uno studio pubblicato su Lancet, secondo cui vivere in condizioni sociali ed economiche svantaggiate, per esempio avendo un basso profilo professionale, può
privare una persona di 2,1 anni in media. Secondo la ricerca condotta da Lifepath, un progetto finanziato dalla Commissione europea per individuare i meccanismi biologici alla base delle differenze sociali nella salute, un basso status socioeconomico può essere letale quanto fumare, avere il diabete o condurre una vita sedentaria, associati rispettivamente alla perdita di 4,8 anni di vita, 3,9 e 2,4. Si vive, in media, un anno di meno se si fa abuso di
alcol.

Tra i poveri aumentano i fattori di rischio

«Ci siamo sorpresi quando abbiamo scoperto che vivere in condizioni sociali ed economiche povere può costare caro quanto altri potenti fattori di rischio come il fumo, l’obesità e l’ipertensione – commenta Silvia Stringhini, ricercatrice all’University Hospital di Losanna, in Svizzera, e coordinatrice dello studio – Queste circostanze possono essere modificate con interventi politici e sociali mirati, per questo dovrebbero essere incluse fra i fattori di rischio su cui si
concentrano le strategie globali di salute pubblica». Lo studio condotto da Lifepath è il primo a confrontare l’aspettativa di vita fra persone appartenenti a diverse categorie socioeconomiche, correlando queste differenze con quelle dovute a sei noti fattori di rischio per la salute.

Meno soldi più comportamenti dannosi

I ricercatori hanno raccolto e analizzato dati da 48 coorti indipendenti di Gran Bretagna, Italia, Portogallo, Stati Uniti, Australia, Svizzera e Francia, per un totale di più di 1,7 milioni di partecipanti, seguiti per una media di tredici anni. «È noto che educazione, reddito e lavoro possono influire sulla salute, ma pochi studi avevano cercato di valutare quale fosse il peso effettivo di questi fattori. Per questo abbiamo deciso di confrontare l’impatto dello status socioeconomico sulla salute mettendolo a confronto con quello di sei fra i principali fattori di rischio», spiega Mika Kivimaki, professore all’University College London e co-autore dello studio. Un basso livello socioeconomico, secondo l’équipe, può quindi essere un efficace indicatore di un calo nell’aspettativa di vita. «Lo status socioeconomico è importante perché include l’esposizione a diverse circostanze e comportamenti potenzialmente dannosi, che non si limitano ai classici fattori di rischio come fumo e obesità, su cui si concentrano le politiche sanitarie», conclude Paolo Vineis, professore all’Imperial College London e coordinatore di Lifepath. L’obiettivo è “fornire accurate prove scientifiche a istituzioni sanitare e decisori politici, che a loro volta potranno migliorare l’efficacia delle loro strategie di intervento sulla salute pubblica”.