Umberto Sgarzi, il Granatiere-pittore, scomparso a Bologna a 96 anni

E’ scomparso la settimana scorsa Umberto Sgarzi, ex ufficiale dei Granatieri e artista di fama internazionale. Sgarzi è stato infatti pittore, illustratore e disegnatore apprezzatissimo. Nato a Bologna nel 1921, fin dall’infanzia ha avuto grande predisposizione e passione per il disegno e, fin dal tempo delle scuole elementari, ha frequentato assiduamente lo studio del pittore Marzocchi, suo generoso, geniale maestro e amico di sempre. Sgarzi era figlio d’arte: anche il padre era un artista, così come lo zio Ferruccio Gottarelli, scultore e pittore. Ha seguito studi classici e si è laureato in giurisprudenza, senza mai tralasciare il disegno e i colori. Chiamato alle armi nel 1940 come Ufficiale nel 1° reggimento Granatieri di Sardegna, è stato impiegato con l’unità alle operazioni di guerra in Slovenia e in Croazia. Rientrato in Italia ha preso parte alla Difesa di Roma nelle giornate dell’8-10 settembre 1943. Il ricordo di quei giorni gli è sempre rimasto nel cuore e nello spirito sino al momento della morte, al punto di dedicare ai suoi amici Granatieri numerosi dei suoi schizzi pubblicati sul periodico dell’Associazione Il Granatiere. Dopo la guerra si trasferì a Milano e, pur continuando a dipingere quadri, prestò opera libera di illustratore per i principali editori di Lombardia: Dall’Olio (Corbaccio), Mondadori, Bompiani, Bianchi e Giovini, Garzanti, Bietti, Rizzoli, e altri; ha anche lavorato per le Edizioni Mediterranee di Roma. Dal 1952 iniziò a esporre in personali e collettive in Italia prima e all’estero poi.

Sgarzi ha esposto opere in tutto il mondo

Nel 1958 fu chiamato in Venezuela, a seguito di un concorso per eseguire vari pannelli di grandi dimensioni per la Casa d’Italia di Caracas sul tema “Caffè italiani della belle époque”. In Venezuela tornò saltuariamente per una decina di volte, fino al 1989: là ha esposto ripetutamente a Caracas, a Barquisimeto, ritraendo quell’immenso e colorato Paese, in viaggi di migliaia di chilometri, attraverso i vari Stati: sulle Ande, nelle pianure e fin nell’Amazzonia, tra gli indios primitivi. In Italia ha esposto a Bologna e altrove: ancora a Milano, a Broni; in Svizzera, a Locamo; in Francia, in Borgogna al Castello di Ruffey; in Olanda alla Casa Italiana di Cultura di Amsterdam; nel Belgio, a Bruxelles e a Liegi; ha esposto inoltre negli Stati Uniti alla Galerie des deux Mondes di New York, e, ripetutamente presso la Continental Art Gallery. Nel 1965 è stato ricevuto alla Casa Bianca dall’allora Presidente Lyndon Johnson. Nel 1966 ebbe l’incarico, dalla casa editrice Rizzoli, di illustrare un viaggio in Russia (ancora Unione Sovietica), quel mondo oltre la cortina di ferro, così diverso dal nostro occidentale, dove ebbe occasione di incontrare il primo cosmonauta della storia Yuri Gagarin. Ritornato definitivamente a Bologna, ha esposto presso le Sale della Biblioteca di Zona Predosa illustrazioni sul Pinocchio; e poi presso Piccinini Arte e presso la Galleria Oberdan, nel 2007. Ci ha lasciato serenamente il 3 gennaio scorso.

Memorabili le illustrazioni di Sgarzi per Pinocchio

Come ha scritto nella sua autobiografia, “col passar del tempo, a poco a poco, mi son reso conto che spesso ero condizionato dal gusto dei committenti e che dipingendo alla mia maniera e libero dalle mode mi sentivo di poter dare il meglio di me: infatti nel ritrarre ciò che appare agli occhi affiora dal nostro profondo l’assoluta identità che ci lega al mondo che è attorno a noi, perché con quel mondo siamo la stessa cosa; disegnare e dipingere così vuol dire appunto ‘guardarsi attorno’, trasmettendo agli altri questo sentire”. E ancora :La mia ultima avventura di illustratore l’ho vissuta col Pinocchio, dopo il fortunato incontro con Dina Lorenzini discendente della famiglia di Carlo Lorenzini, il Collodi. Ho buttato giù le duecentosettanta illustrazioni, come se le avessi disegnate dal vero, tutte di un fiato; e le ho disegnate proprio per me, cosi come le ho sentite, dando al burattino l’immagine voluta dall’autore e da lui concordata allora, nelle prime due edizioni del libro, con gli illustratori Mazzanti e Chiostri. E ho ambientato il mio lavoro nel mondo dei macchiaioli toscani, coevi di Pinocchio e a me cosi congeniale. Ho imparato ad amare la bella favola di Pinocchio quando ero un bimbo, accanto a mio padre Carlo, che ha trasmesso in me il candore della sua passione di adulto per questa incantevole storia”.