Tumori, i “profeti” del metodo Di Bella tornano all’attacco con un docufilm

Non si sono mai arresi, neanche di fronte alle bcciature arrivate dalle varie commissioni nazionali che hanno indagato sul metodo Di Bella, neanche dopo la morte del professore che aveva messo a punto quella terapia alternativa alle cure tradizionali nella cura del cancro. Oggi i sostenitori del contestato protocollo antitumorale del fisiologo modenese Luigi Di Bella (morto nel 203) si rifanno vivi: si sono dati appuntamento a Bologna, sabato, 14 gennaio, all’Hotel Carlton, per un convegno “Il metodo Di Bella, 40 anni di studi sperimentali, basi scientifiche, conferme cliniche, nuove linee di ricerca”, organizzato dalla Fondazione Di Bella. Sul programma dell’incontro anche l’annuncio di un docufilm, prodotto dall’istituto privato Vff Mare Nostrum, con sede in Austria, che sarà diffuso dalla prossima settimana e che raccoglie interviste e testimonianze di 16 pazienti. Sul programma convegno, presieduto dal figlio dell’inventore del metodo (scomparso nel 2003), Giuseppe Di Bella, compaiono nomi di ricercatori noti come Carla Ferreri del Cnr, l’oncologa Patrizia Paterlini Bréchot, Carlo Ventura, docente di biologia molecolare all’università di Bologna.

Di Bella, il parere della ricercatrice del Cnr

«La fondazione – spiega Carla Ferreri – ha finanziato una ricerca al Cnr, al mio gruppo, su come fare in modo che la somatostatina possa vivere più a lungo in circolo. Questo perché, quando questa sostanza viene somministrata, in uno o due minuti viene degradata dagli enzimi presenti nel circolo sanguigno. E’ stato chiesto il nostro contributo, con le nostre ricerche in ambito biotecnologico, data l’esperienza che abbiamo nei liposomi. Sono una ricercatrice: la verità me la dicono le pubblicazioni scientifiche. Nulla altro. Non ho paura di confrontami con altre posizioni. Al convegno parlo della mia specializzazione – lipidomica e cancro – sulla quale ho 100 pubblicazioni, portando la mia esperienza scientifica. Non sono oncologo e non do giudizi sulle terapie».

Il professore incompreso dalla scienza ufficiale

Il professor Luigi Di Bella iniziò le sue ricerche sul cancro nel 1963 e nel 1967 avviò le prime sperimentazioni su alcuni pazienti. Nel 1977 introdusse nella sua multiterapia l’uso della somatostatina, allo scopo da curare anche i cosiddetti “tumori solidi”. Nel 1989 venne presentato ufficialmente anche questo nuovo metodo di cura: Di Bella afferma di poter prevenire la formazione della metastasi. Nel 1996 la Commissione Oncologica Nazionale, su richiesta delle autorità sanitarie, comunicò che tale terapia è priva di validazione scientifica. Il 16 dicembre 1997 il giudice Carlo Madaro, pretore di Maglie, ordinò alla Azienda sanitaria locale di competenza di fornire gratuitamente i farmaci necessari per tale terapia a un paziente). Poi arrivò la commissione chiesta dal ministro Rosi Bindi che bocciò nuovamente la cura.