Trump risponde a chi lo definisce presidente illegittimo: “Chiacchiere”

Nuovo tweet polemico di Donald Trump, che questa volta si scaglia contro lo storico attivista dei diritti civili, il parlamentare John Lewis, che aveva detto di non considerarlo un “presidente legittimo”. Per il presidente eletto
americano, il 76enne democratico dovrebbe invece fare di più per il suo distretto della Georgia, “infestato dalla criminalità”. In un’intervista con la Nbc che verrà trasmessa domani, Lewis ha detto che l’elezione di Trump è stata favorita dall’interferenza russa: “Credo che ci sia stata una cospirazione da parte dei russi, ed altri, per favorire la sua elezione, questo non è giusto, non è equo, non è il processo democratico aperto”, ha dichiarato, aggiungendo che non intende partecipare alla cerimonia di insediamento di Trump. Pronta la replica del presidente: “Il membro del Congresso John Lewis dovrebbe passare più tempo ad aiutare il suo distretto, è in pessima forma e cade a pezzi (per non dire infestato dalla criminalità) invece di lamentarsi in modo falso sui risultati elettorali”, ha twittato Trump. “Tutte chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere, nessuna azione o risultato. Triste!”.

Trump apre anche a Mosca: potremmo togliere le sanzioni

E Trump apre nuovamente alla Russia, dopo i colpi bassi di Obama: “Se la Russia avrà un atteggiamento disponibile gli Stati Uniti sono pronti a cancellare le sanzioni contro Mosca. E’ quanto ha lasciato intendere Trump in un’intervista al Wall Street Journal, nella quale ha anche lanciato messaggi nei confronti di Pechino. Le sanzioni contro Mosca, ha detto
il presidente eletto, verranno mantenute “almeno per un certo periodo”, ma, ha aggiunto, “se andremo d’accordo e se la Russia ci aiuterà veramente, perché dovremmo tenere le sanzioni?”. Trump si è anche detto disponibile ad incontrare il presidente russo Vladimir Putin nei prossimi mesi. “Per me va benissimo”, ha affermato. Quanto ai rapporti con la Cina, Trump ha detto che Pechino dovrà avere comportamenti più trasparenti nelle transazioni valutarie e commerciali, prima che la sua amministrazione sia disposta ad impegnarsi nella cosiddetta politica di “una sola Cina” rispetto a Taiwan. Ma Pechino ha già fatto sapere che questo non è negoziabile.