Trump non scherza: globalizzazione addio. E’ bastato un tweet per…

E’ bastato un tweet, a Donald Trump, per scardinare uno dei princìpi base della  globalizzazione: l’impunito trasferimento di tecnologia da parte delle grandi imprese nei Paesi a basso costo della manodopera, senza pagare dazi e infischiandosene dell’aumento della disoccupazione che una tale pratica comporta. E’ la famigerata delocalizzazione, processo che dura ininterrottamente da almeno venticinque anni, producendo, da un alto, utili record per le grandi imprese e, dall’altro,  una generalizzato  impiverimento dei ceti medi e delle  fasce deboli della popolazione.

Dunque il tweet di Trump: “O la General Motors produce da noi o imporrò dazi”. Il presidente  eletto ha minacciato tasse sulle Chevrolet Cruz prodotte in Messico e importate gratis negli Usa.   Immediatamente, ai vertici delle grandi imprese automobilistiche americane, deve essersi diffuso il panico. Tant’è che, dopo poche ore, da un’altra casa automobilistica, la Ford, è arrivato un clamoroso annuncio: non si farà più il programmato investimento, sempre in Messico, per produrre la Focus. L’invistimento verrà invece effettuato nel Michigan, e porterà all’assunzione di 700 operai. Subito dopo, arriva un altro tweet di Trump, giustamente trionfante e autocelebrativo: “E’ merito mio”.

Trump non ha ancora messo piede alla Casa Bianca che già cominciano a manifestarsi gli effetti della sua rivoluzione. Il presidente eletto dimostra di tenere fede alle promesse della campagna elettorale. Il passaggio di consegne tra vecchio e nuovo presidente, il prossimo 20 gennaio, sarà un vera svolta. E non più una semplice rotazione di personaggi ai vertici dello stesso establishment,  come avveniva in passato.

Ma non è questo, oggi, l’aspetto che ci deve interessare di più. Il punto vero è che Trump ha compiuto un gesto dall’alto valore simbolico, un gesto che segna un svolta epocale: proprio dagli Stati Uniti, proprio dalla patria del liberismo e della sfrenata circolazione di uomini e capitali, arriva il segnale di una brusca inversione di rotta. Il business capitalistico non è più la misura di tutte le cose, se poi, questo stesso business, va a compromettere gravemente al stabilità e la coesione della società. L’obiettivo immediato di Trump è il Nafta, il trattato commerciale nordamericano (tra Usa, Messico e Canada), che ha abbattuto le frontiere tariffarie generando vantaggi solo per le grandi imprese e  peggiorando le condizioni di vita dei lavoratori americani. Speriamo che il nuovo vento che spira da oltre Atlantico s’avverta al più presto anche in Europa, nei cui palazzi è asserragliata la casta dei più irriducibili ideologi del liberismo e della globalizzazione.