Trump guarda alla Brexit e alla May ma snobba la Vecchia Europa e la UE

Il ritorno di Winston Churchill nello Studio Ovale riassume quanto sta avvenendo a Washington. Il busto del premier britannico simbolo del legame atlantico era stato esiliato da Barack Obama nel 2009, ma è tornato al suo posto nel giorno in cui Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca dopo aver pronunciato dai gradini di Capitol Hill il discorso con cui ha schierato l’America a fianco della Gran Bretagna di Theresa May in una nuova battaglia: sanare le ferite della globalizzazione garantendo protezione ai ceti medi indeboliti, si legge su “la Stampa“.
 
Linguaggio e intenzioni di May e Trump: una sfida comune
 
Arrivando a Downing Street a metà luglio, May aveva definito «la missione della Gran Bretagna» come la «lotta contro le ingiustizie» perché «se appartenete ad una famiglia media la vostra vita è più dura, avete un lavoro ma non la si curezza, avete la casa ma temete per il mutuo, ce la fate appena a tirare avanti». Dunque «il nostro compito concludeva May – è garantirvi più controllo sulle vostre vite».
 
Trump e May: torna l’asse USA-UK
 
E Trump, giovedì a Washington, ha descritto così il programma che ha in mente: «Una nazione esiste per servire i cittadini, gli americani vogliono scuole migliori per i figli, quartieri più sicuri per le famiglie e lavori buoni per se stessi». Riferendosi a cittadini vittime delle diseguaglianze, Trump li ha definiti «forgotten» – i dimenticati -, ripetendo l’espressione che adoperò Franklin Delano Roosevelt nel discorso radio dell’aprile 1932 in cui pose le premesse per il «New Deal». Sono questi «dimenticati» dalla crescita economica avvenuta grazie alla globalizzazione che sono andati alle urne facendo vincere prima la Brexit e poi Trump. Ed ora è rivolgendosi ai loro bisogni che la relazione speciale fra le due grandi democrazie anglosassoni si rimette in moto. Lo fa iniziando dallo strumento che, sin dalle origini, più la distingue: il commercio. E’ grazie a scambi di merce, viaggiatori intraprendenti e ammiragli spericolati che Londra si impose sugli oceani e la giovane repubblica americana conquistò l’indipendenza economica.
 
Trump e May puntano sul commercio
 
Il commercio ha generato il legame transatlantico e lo ha rimodellato senza interruzione nel corso di oltre due secoli fino alla stagione della globalizzazione guidata da Washington e Londra sull’onda della vittoria nella Guerra Fredda. Ma ora i nuovi inquilini di Casa Bianca e Downing Street vogliono modificarne le caratteristiche al fine di riportare ricchezza, lavoro e sicurezza dentro le rispettive frontiere. Ovvero, è la necessità di rispondere alle diseguaglianze che genera il nazionalismo economico. L’imminente arrivo alla Casa Bianca di May può porre le basi del primo accordo bilaterale di questa nuova stagione, a cui guardano con interesse tanto Tokyo che Seul, preannunciando un possibile riassetto dei mercati destinato a investire l’Unione Europea. Ironia della sorte vuole che a proporsi per sanare le diseguaglianze delle democrazie industriali più avanzate siano due leader eletti nei ranghi di partiti conservatori sebbene la sfida che hanno davanti si adatterebbe meglio ad un programma progressista.