Trump e l’Obamacare: basta proteggere le case farmaceutiche

In un’intervista al Washington Post, Donald Trump ha annunciato di aver quasi pronto il piano per sostituire l’Obamacare, la riforma sanitaria del suo predecessore. Il mio obiettivo è “un’assicurazione per tutti”, ha dichiarato, aggiungendo che le case farmaceutiche “non verranno più protette politicamente” e dovranno trattare direttamente sui prezzi con il governo per abbassare i costi. “Ci sarà un’assicurazione per tutti. Vi è una filosofia in certi circoli che se non puoi pagare non ottieni. Ma questo non succederà con noi”, ha affermato, promettendo che chi sarà coperto dalla sua legge “potrà aspettarsi una grande assistenza sanitaria. Sarà molto semplificata. Molto meno costosa e migliore”. E per convincere le case farmaceutiche, farà pressioni pubbliche “proprio come per gli aerei”, ha detto facendo riferimento ai suoi tweet contro i costi degli F-35. Se ci saranno ripercussioni in borsa “non me ne importa”, ha sostenuto il presidente eletto, sottolineando che le case farmaceutiche devono produrre di più negli Stati Uniti. Come aveva già detto in campagna elettorale, Trump ha assicurato che “non ci sarà gente che muore nelle strade”.

Trump ha spiegato che l’assicurazione sarà per tutti

Trump non ha voluto spiegare i dettagli del suo piano che, ha detto, verrà annunciato quando sarà confermata la nomina del suo futuro ministro della Sanità, Tom Price. Non è chiaro quanto le idee di Trump siano in sintonia con i repubblicani del Congresso, che finora hanno mostrato di voler ridurre i costi tramite il taglio dei servizi offerti. Ma il presidente eletto ha avvertito che eserciterà il peso della sua presidenza, con esternazioni su Twitter, per far passare il suo piano. “Il Congresso non si può tirare indietro perché la gente non lascerà che accada”, ha affermato. Trump si è detto certo che il piano passerà, ma non ha spiegato come potrà convincere i democratici. Per rimuovere o sostituire parti dell’Obamcare, saranno infatti necessari almeno 60 voti al Senato, dove i repubblicani hanno una maggioranza di 52 seggi contro 48.