Torino, i colpi stile Arancia Meccanica dei rapinatori napoletani in trasferta (video)

Rapinatori seriali. Professionisti. Attenti ai dettagli. Tanto da utilizzare Sim usa e getta per comunicare. E macchine a noleggio per portare a compimento le rapine in trasferta. Ma tutto questo non è bastato per evitare l’arresto a 6 rapinatori napoletani in trasferta raggiunti da altrettante ordinanze di custodia cautelare, eseguite questa mattina fra Torino, Roma e Napoli, dai carabinieri della Compagnia di Torino Mirafiori, con le accuse, a vario titolo, di associazione a delinquere, rapina aggravata e sequestro di persona.

Ci sono voluti quattro mesi di indagine ai militari dell’Arma per ricostruire tutti retroscena di quelle rapine commesse, fra aprile e agosto del 2016 ai danni di altrettanti istituti di credito della provincia di Torino.

I primi accertamenti sono scattati alla fine dello scorso agosto, dopo una rapina particolarmente violenta compiuta, nel capoluogo piemontese.
In quell’occasione i componenti  della banda di rapinatori napoletani in trasferta al nord picchiarono violentemente un cliente che aveva tentato di dare l’allarme alle forze dell’ordine. Poi, sotto la minaccia di un coltello, avevano sequestrato la direttrice della filiale e una ventina di clienti, chiudendoli in uno stanzino. Da lì i le persone sequestrate erano poi riusciti a liberarsi dopo oltre mezz’ora spaccando la porta con un estintore.

A portare i carabinieri sulle tracce della banda di rapinatori, durante la rapina di fine agosto, era stata la collaborazione di alcuni passanti che erano riusciti ad annotare modello e targa di una delle auto usate dai rapinatori napoletani per fuggire.

L’arresto del commando era avvenuto alcune settimane dopo, proprio poche ore prima che si svolgesse il matrimonio della figlia dal capo della banda. In quell’occasione, assieme al padre della sposa, erano finiti in manette anche cinque parenti, tutti residenti nel napoletano e nel torinese.

I rapinatori napoletani avevano un modus operandi molto preciso per portare a compimento le loro rapine che hanno fruttato oltre 300mila euro: utilizzavano una scheda telefonica ad hoc per realizzare le singole rapine, noleggiavano le auto per commettere i colpi, utilizzavano placche simili a quelle in uso alle forze di polizia per entrare negli istituti di credito.

Una volta in banca, sotto la minaccia di un coltello, i rapinatori napoletani in trasferta sequestravano le persone presenti e attendevano l’apertura temporizzata della cassaforte.

La banda di rapinatori napoletani in trasferta era composta da persone residenti in provincia di Napoli che a Torino usufruivano dell’appoggio logistico di parenti e conoscenti del luogo. Da NapoliTorino, in treno o in aereo, i rapinatori napoletani in trasferta utilizzavano l’accorgimento di viaggiare sempre separati per evitare di essere collegati l’uno con l’altro. Ma, tutto, questo, non gli ha evitato l’arresto.