Spedizione italiana in Antartide per capire a che punto è lo scioglimento

Il primo uomo ad aver messo piede sul territorio antartico di tale John Davis, cacciatore di foche. Ma fu una casualità, bisognerà aspettare quasi un secolo, il 1911, prima che la Spedizione Amundsen arrivi ufficialmente al Polo Sud. Certo, non sono più i tempi eroici di Umberto Nobile e del suo dirigibile Italia, e della sua spedizione artica finita tragicamente. La scienza e l’esplorazione da allora hanno fatto passi da gigante. Basi scientifiche stabili ci sono sia in Artide sia in Antartide. Oggi c’è una nuova iniziativa e anche nuovi obiettivi: studiare il paleoclima, ovvero le condizioni climatiche di un passato molto remoto, per conoscere il presente e prepararsi al futuro. Capire la vulnerabilità attuale dell’Antartide, l’entità del ritiro dei ghiacci e monitorare lo stato di salute del Mare di Ross, sono gli obiettivi con cui la Fondazione Cmcc (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti climatici) partecipa alla 32esima Spedizione Italiana in Antartide, coinvolta in particolare in due progetti del Programma nazionale di Ricerche in Antartide, che finanzia la campagna. In collaborazione con l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste, i ricercatori puntano a comprendere come la calotta polare antartica abbia risposto a condizioni climatiche più calde di quelle del periodo pre-industriale, in cui la concentrazione di Co2 atmosferica era leggermente più alta di quella attuale (pari a circa 500 ppm). Come? Attraverso rilievi geofisici che saranno effettuati a bordo di della nave di ricerca Ogs Explora, con il suo equipaggio di 40 persone, per localizzare la posizione della linea di ancoraggio della calotta polare antartica nel corso dei periodi più caldi del passato, in una regione che ha mostrato di essere stata frequentemente destabilizzata dai cambiamenti climatici nel corso della sua evoluzione.

È la 32ma spedizione italiana in Antartide

Saranno inoltre prelevati dei campioni dalla colonna d’acqua a diverse profondità in varie zone del Mare di Ross per stimare l’ampiezza dello scioglimento attualmente in atto nella regione. La spedizione, salpata il 15 gennaio da Hobart (Tasmania), naviga verso il Mare di Ross. Il ritorno è previsto all’inizio di marzo al porto di Lyttelton (Christchurch, Nuova Zelanda). Finanziata dal Programma nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra), la campagna prevede sia misurazioni a terra, presso la stazione Mario Zucchelli e la base italo-francese Concordia, e campagne oceanografiche a bordo delle due navi di ricerca Italica e Ogs Explora. ”Questi rilievi sono cruciali per noi esperti di modellistica del clima e delle calotte polari – spiega Florence Colleoni, ricercatrice della Fondazione Cmcc che prende parte alla spedizione – Al contrario della Groenlandia, la calotta glaciale antartica si è sviluppata in un contesto climatico molto più caldo. I dati raccolti ci aiuteranno a ricostruire come si sono svolte esattamente le cose”. Simulare le condizioni climatiche di un passato molto remoto, e la risposta della calotta polare antartica a queste condizioni, in modo che siano in accordo con questi dati, rappresenta una sfida per la comunità internazionale polare. Lo studio coinvolge tutte le discipline del clima e implica quindi la massima collaborazione e sinergia tra i vari gruppi di ricerca internazionali: esperti di modellistica, geologi e geofisici. L’interesse per il paleoclima è cresciuto molto nel corso degli ultimi anni. ”In particolare – racconta Colleoni – da quando si è capito che il suo studio permette di calibrare i modelli numerici delle calotte polari e di comprendere i diversi meccanismi climatici all’opera durante le transizioni climatiche che avrebbero causato lo scioglimento parziale di Groenlandia e Antartide”.