Somalia: gli islamici uccidono 14 civili. È il risultato della fuga dell’Occidente

È di almeno 14 persone uccise e 20 ferite il bilancio dell’esplosione di due autobomba vicino all’ingresso dell’hotel Dayah nella capitale somala Mogadiscio. Come ha riferito all’agenzia Dpa il funzionario di polizia Mohamed Dahir, la prima esplosione è stata provocata da un camion carico di esplosivo che è arrivato di fronte all’ingresso dell’hotel, mentre la seconda, poco dopo, è stata provocata da un’auto che si trovava in un parcheggio vicino all’edificio. Dahir ha aggiunto che, subito dopo le esplosioni, militanti del gruppo estremista al-Shabaab hanno fatto irruzione nell’hotel, frequentato da
imprenditori e politici locali. Dall’interno si sentono colpi di arma da fuoco. Secondo un funzionario della sicurezza, Mohamed Hassan, “il bilancio
delle vittime potrebbe aggravarsi, perché qualcuno potrebbe essere rimasto intrappolato nell’edificio di tre piani”. Il gruppo al-Shabaab ha rivendicato l’attacco attraverso la radio Andalus.

Gli islamici di al Sahabaab colpiscono ancora

È il secondo attentato in un mese: a dicembre, sempre nella capitale, un camion bomba è esploso vicino all’entrata del porto di Mogadiscio, si erano registrati 30 morti e decine di feriti. La polizia anche in quel caso ha riferito che l’attacco è stato rivendicato da militanti islamici di al Shabaab. Questo gruppo, il cui nome in arabo significa “Gioventù”, nacque intorno al 2006, dopo la sconfitta delle Corti islamiche da parte del cosiddetto governo di transizione. Al Shabaab opera non solo in Somalia, ma anche in Kenya, il cui governo è accusato dagli islamici estremisti di interferire con le vicende somale. La realtà è che dopo la fuga delle organizzazioni internazionale e delle forze armate di pace, la Somalia è un territorio senza legge.