«Io so’ io e voi nun siete un c….o»: anche Grillo vuole nominare i deputati

Bel volpino, Beppe Grillo: per accelerare la corsa verso il voto propone di estendere anche al Senato quel che egli stesso con lessico paragiudiziario ha subito ribattezzato Legalicum, cioè la legge elettorale per la Camera appena sfornata dalla Consulta. Sarebbe il caso di chiedergli perché non ha proposto la soluzione opposta. Ma difficilmente ammetterebbe di aver scartato il Consultellum, cioè il sistema partorito dallo stesso organismo per eleggere il Senato, perché non prevede capilista bloccati e quindi il potere di stabilire chi premiare e chi no. La differenza è tutta qui, e non è poco. In questo è uguale agli altri leader. A differenza di un Berlusconi, però, capace persino di convincervi che in fondo è meglio che deputati e senatori li scelga lui piuttosto che farli eleggere a voi, Grillo gioca a fare il tribuno del popolo, il nemico giurato della casta. Ma è solo una delle vistose contraddizioni dei Cinquestelle che i fatti, non il chiacchiericcio, si stanno ora incaricando di smontare. A partire dall’onestà urlata nelle piazze ma ricacciata in gola dalle imbarazzanti vicende romane per finire alle orgogliose rivendicazioni di autarchia politica miseramente contraddette dalla figuraccia in tema di alleanze internazionali rimediata un paio di settimane fa al Parlamento europeo. In mezzo c’è un MoVimento che comincia ad evidenziare crepe sempre più profonde, a conferma che non si può pretendere di cambiare la politica ignorandone le dinamiche e violandone le leggi. Può funzionare per un poco, e infatti, all’inizio il M5S ha retto. Ma poi la politica presenta il conto. E sono guai. Non si spiega altrimenti il confezionamento in quattro e quattr’otto di un codice etico a protezione di Virginia Raggi dai suoi guai giudiziari, dopo aver espulso per un niente Pizzarotti a Parma e dopo aver eccitato per anni una pubblica opinione avvilita dalla crisi a colpi di polemiche su fatture, scontrini e rimborsi spese. Così come non si spiega diversamente il ripristino della fatwa contro i dissidenti aggravata per l’occasione, direbbe De Andrè, al “permesso di trasmettere e al divieto di parlare” fuori dal circuito dei webeti Ma il vero guaio – per l’Italia – è che Grillo non pagherà elettoralmente queste sue fumanti contraddizioni. Almeno così dicono i sondaggi. Perciò, fossimo in lui, un cero votivo anche alla salute degli avversari lo accenderemmo volentieri. Dopo tutto, se lo meritano.